Fave e pecorino per tornare alla vita nelle zone terremotate del centro Italia

Quasi mezzo milione di italiani ha deciso di trascorrere nelle aree terremotate almeno parte delle vacanze dei ponti primaverili. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti-Ixè dalla quale si evidenzia che le presenze maggiori si rilevano tra le persone di età compresa tra 35 ai 44 anni. E’ un “segnale importante” che, sottolinea la Coldiretti, “si è manifestato anche con dimostrazioni concrete di solidarietà da parte di clienti storici e non negli agriturismi e nelle altre strutture recettive e di ristorazione”. Certo, evidenzia la confederazione degli imprenditori agricoli, “la situazione resta difficile perché nei paesi svuotati dalla paura, e dall’esodo forzato, non c’è neanche più mercato per i prodotti salvati dalle macerie e gli agricoltori e gli allevatori per sopravvivere sono costretti a sfollare alla ricerca di canali di sbocco alternativi”. Ma, aggiunge la Coldiretti, è “irrinunciabile la tradizione delle fave e pecorino nelle aree terremotate”. La Coldiretti per il primo maggio ha organizzato una giornata speciale a Roma all’Auditorium Parco della musica all’insegna del cibo genuino con il mercato dei produttori agricoli per imbandire i picnic di intere famiglie in Festa. Una iniziativa, precisa la Coldiretti, “anche all’insegna della solidarietà con la possibilità di acquistare dagli agricoltori e dagli allevatori terremotati rimasti senza mercato per lo spopolamento dei territori colpiti dal sisma”.

Segnali di vita: si torna a sperare nelle zone terremotate

Dalla Fondazione Campagna Amica offerta gratuita per l’occasione di fave e pecorino “assunte a simbolo della riscossa e della voglia di tornare alla normalità” segnala la Coldiretti. “L’abbinamento fava-pecorino, che unisce due prodotti della tradizione agroalimentare conosciuti fin dal tempo degli antichi romani, è infatti irrinunciabile per la Festa del lavoro nel Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo colpite dal sisma” ribadisce. “E’ necessario -esorta la Coldiretti- che la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia e del lavoro che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo. L’arrivo di turisti stranieri è crollato nell’area del cratere, ma l’impatto si è sentito sulle intere regioni colpite come ad esempio l’Umbria dove le presenze dei turisti stranieri sono scese addirittura del 64% a dicembre con le vacanze di Natale”. E’ l’agriturismo, secondo la Coldiretti, “il settore turistico più danneggiato dal terremoto con le presenze praticamente azzerate ed un crollo di oltre il 90% degli arrivi nelle aziende agricole situate nelle aree del cratere”. Aree “tradizionalmente vocate per vacanze, picnic e gite fuori porta in campagna, grazie alla bellezza dei paesaggi e alla qualità dell’offerta gastronomica” ricorda. Nei 131 comuni del cratere colpito dai terremoti del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat, operano 444 agriturismi dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria. In difficoltà, evidenzia ancora la Coldiretti, “è l’intera offerta turistica delle zone terremotate che fondava il suo successo sulle sinergie tra cultura, ambiente e qualità alimentare che rappresentano il valore aggiunto di quei territori. Per risollevare il turismo occorre anche, valuta la Coldiretti, “un impegno a livello di promozione per riportare le persone in queste aree. Ma la sfida più importante è quella di far ripartire le attività produttive a livello generale”. “Solo così – conclude la confederazione degli imprenditori agricoli – sarà possibile risollevare l’economia dei territori terremotati cui l’agricoltura, tra manodopera familiare ed esterna, contribuisce in modo importante”.