Erdogan vince, ma solo con il 51,2%: la Turchia è spaccata

Erdogan vince il referendum costituzionale su cui ha giocato le sue carte, fino al punto di entrare in conflitto con la Germania e l’Olanda. Ma la sua è una vittoria di misura: il Sì alla riforma del “Sultano” ottiene il 51,2 % dei voti. E’ maggioranza, certo, ma non tale da “normalizzare” un Paese intorno a un cambiamento istituzionale profondo e radicale. La Turchia uscita dalle urne del 16 aprile si rivela un Paese spaccato a metà. Il No ha vinto nelle principali città, Istanbul, Ankara, Smirne, là dove si concentra il grosso dell’opinione pubblica turca. L’opposizione denuncia anche brogli: il 37% delle schede è contestata perché un alto numero di certificati elettorali non presenterebbe  il timbro ufficiale “La Turchia – ha detto Erdogan, nel suo primo discorso dopo la vittoria – ha preso una decisione storica di cambiamento e trasformazione tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati. La Turchia ha preso la sua decisione con quasi 25 milioni di cittadini che hanno votato sì, con quasi 1,3 milioni di scarto”.

Che cosa prevede la riforma

Sulla carta, la riforma passata di misura rafforza notevolmente i poteri di Erdogan. E’ infatti previsto che l’esecutivo sia totalmente concentrato nelle mani del presidente e che sparisca la figura del premier. Il nuovo capo dello Stato avrà l’autorità per proporre leggi e rimettere al Parlamento disegni di legge chiedendone la revisione e, qualora sorgano dubbi di costituzionalità, chiedere la pronuncia da parte della Corte Costituzionale. Il presidente della Repubblica acquisisce la funzione di nomina e destituzione di vicepresidenti, ministri e funzionari governativi, ma soprattutto il potere di emettere decreti legislativi su argomenti normalmente di competenza del governo, con l’esclusione di materie relative a libertà fondamentali e diritti civili e politici. Ma in caso di stato di emergenza, il presidente della Repubblica potrà anche proporre la sospensione o la limitazione di diritti civili e libertà fondamentali.

Autocrazia in un Paese diviso

Insomma, un sistema autocratico in piena regola, costruito su misura di Erdogan. Ma certe “riforme” , per ottenere realmente gli scopi che si prefiggono ( innanzi tutto la stabilità istituzionale e politica) dovrebbero essere approvate a larga maggioranza, cosa che non si è affatto verificata nel referendum di ieri. La vittoria di Erdogan appare, al dunque, la classica vittoria di Pirro. E la Turchia del post-referendum si presenta come un Paese assai meno solido e coeso di quanto il “Sultano” vorrebbe far credere.