Enzo Ferrari: «Dino mi disse: sono missino, seppelliscimi in camicia nera».

Dino Ferrari, primogenito di Enzo, fondatore della più prestigiosa casa automobilistica del mondo, volle essere sepolto in camicia nera e con gli onori dei giovani missini, nel 1956. «Dino avrebbe voluto da anni iscriversi al Msi; vi aveva rinunciato per riguardo all’ azienda, date le circostanze di luogo e di clima politico», raccontò poi il padre. Un racconto di Pietro Cerullo, pubblicato su “Storia in rete”  all’interno dello speciale di febbraio-aprile, svela quell’aneddoto poco conosciuto anche nel mondo della destra su quel giovane ingegnere che aveva dato un importante contributo al progetto Ferrari.

“Correva l’ anno 1956, studiavo al Liceo Classico Statale Muratori di Modena e ricoprivo la carica di segretario provinciale giovanile del Msi. Il 30 giugno si ebbe notizia della morte di Dino Ferrari, primogenito del Commendatore, da tempo malato di distrofia muscolare. Brillante ingegnere, era coinvolto nel progetto per la realizzazione del nuovo motore a sei cilindri a V da 1500 cm3, che debutterà dieci mesi dopo con il nome «Dino». Fui chiamato al telefono dalla segreteria della Ferrari e invitato ad un incontro nella sede di Maranello. Appena giunto, fui introdotto alla presenza del patron Enzo Ferrari. L’ avevo già visto in città, anche perché da tempo frequentavo il Caffè Ristorante La Fontana, in Largo Bologna, ritrovo dei piloti della sua Scuderia, che alloggiavano all’ Hotel Reale, sul lato opposto della piazza… Mi disse subito che adempiva un desiderio del figlio Dino. Dino, mi disse, avrebbe voluto da anni iscriversi al Msi; vi aveva rinunciato per riguardo all’ azienda, date le circostanze di luogo e di clima politico. icino a morire, però, aveva chiesto al padre d’ essere sepolto con indosso la camicia nera e di avere al funerale il labaro del Raggruppamento Giovanile missino. Pienamente consapevole dei probabili inconvenienti conseguenti, Lui intendeva onorare la volontà del figlio…». E cis’ì fu, nonostante il padre Enzo fosse tra i principali sponsor delle annuali Feste dell’ Unità. Ma in cuor suo, forse…