Elezioni inglesi. La May nel mirino dei musulmani: non si può votare in pieno Ramadan

Non bastava la Brexit a rovinare i sonni di Theresa May. In queste ore la premier britannica deve vedersela con la sollevazione dei musulmani per la scelta della data delle elezioni anticipate in Gran Bretagna. I parlamentari britannici di fede islamica contestano alla May di aver fissato la convocazione delle urne proprio in mezzo al mese sacro del Ramadan (che quest’anno si celebra dal 26 maggio al 24 giugno). A leggere il quotidiano inglese Evening Standard alcuni deputati musulmani del parlamento di Westminster e di Edimburgo, in Scozia, hanno contestato duramente il calendario elettorale individuato dalla premier conservatrice che rischierebbe di tenere ai margini della sfida politica gli esponenti di fede islamica. «Tenere le elezioni durante il Ramadan – lamenta la deputata laburista Rushanara Ali, di Londra, secondo quanto riporta il Giornale – potrebbe avere un effetto sproporzionato sul voto, soprattutto in quelle circoscrizioni elettorali in cui la percentuale di cittadini musulmani è considerevole». Durante il Ramadan, infatti, i musulmani sono tenuti al digiuno e all’astinenza da fumo, acqua e rapporti sessuali dall’alba fino al tramonto: per questo, spiega la parlamentare, in molti potrebbero non essere in grado di recarsi ai seggi o di fare campagna elettorale». La May finisce nel mirino anche del ministro scozzese per i Trasporti e le isole, Humza Yousaf, che accusa l’inquilina di Downing Street di aver offeso molti islamici «che hanno la sensazione di non essere stati presi in considerazione al momento di decidere la data del voto». A spegnere l’incendio, a sorpresa, interviene il Consiglio islamico di Gran Bretagna che non vede ragioni per cui un’elezione durante il Ramadan dovrebbe condizionare in un senso o nell’altro l’esito del voto.