Ecco l’unica possibilità che ci è rimasta per catturare Igor il russo…

Mentre è iniziato il sesto giorno di caccia a Norbert Feher alias Igor Vaclavic, il killer serbo – o russo – di 41 anni che ha ucciso il barista di Budrio, Davide Fabbri, e la guardia volontaria di Portomaggiore, Valerio Verri, contnuiamo a leggere sui giornali l’elenco di tutte le forze messe in campo per rintracciare un uomo solo. Tra queste forze, leggiamo sui giornali, ci sono anche i “cani molecolari”. Ma di che si tratta? Il nome pseudoscientifico di scientifico non ha nulla, è solo una delle tante semplificazioni giornalistiche (come “kamikaze” in luogo di “terrorista suicida”) per indicare semplicemente una razza di cani professionisti. Spieghiamo cosa sono questi fantomatici cani molecolari. Come è noto, il cane ha un olfatto mihgliore dell’uomo, e tra i cani l’olfatto migliore ce l’hanno i segugi, che sono utilizzati sia dalle polizie locali sia dai cacciatori. Tra i segugi, l’eccellenza è rappresentata dal maestoso Bloodhound (o Chien de saint Hubert), un segugio di grossa taglia che il grande pubblico conosce per averlo visto nei film americani in cui si dà la caccia agli evasi e nella parte di Napoleone negli Aristogatti: è il Bloodhound che morde il maggiordomo Edgar.

Il Boodhound inseguiva i carcerati

Si tratta di un cane di grossa taglia, che i cacciatori chiamano da sangue o da seguita, che ha un olfatto sviluppatissimo, che riesce a sentire l’odore della preda anche dopo molte ore che è passata. Come si diceva, negli Stati Uniti furono utilizzati in mute per inseguire i carcerati evasi, semplicemente facendogli odorare un oggetto da loro posseduto. Quasi sempre li rintracciavano, ma la pratica fu abbandonata quando ci so rese conto che il più delle volte i Bloodhound raggiungevano e sbranavano l’evaso. Ci furono anche casi di contadini aggrediti dalle mute. In seguito furono utilizzati – e lo sono tuttora – dalle polizie per trovare persone scomparse. Anche in italia fufono adoperati negli ultimi casi di sparizioni, l’ultimo quello di Yara Gambirasio. Igor il russo ha poche possibilità di sfuggire a simili inseguitori, a meno che, come è detto da più parti, lui non sia oramai in Serbia o in Montenegro tra i boschi del Durmitor. La “zona rossa” che le forze dell’ordine hanno isolato è un’area di circa 40 chilometri nella “bassa”, tra Bologna e Ferrara, ideale per nascondersi, con paludi, campagne, casolari abbandonati e labirinti di canali.