Donald Trump “spara” su Podesta e su Obama. Accuse a raffica, «tutte vere»

Nuova offensiva via Twitter di Donald Trump contro il campo democratico. Il bersaglio del presidente Usa è Tony Podesta, fratello di John Podesta, presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton. «Il fratello di John Podesta è stato pagato un sacco di soldi per ottenere l’annullamento delle sanzioni alla Russia? Hillary ne era a conoscenza?», ha scritto Trump sul social network.

L’offensiva di Donald Trump contro Tony Podesta

Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, Tony Podesta lo scorso anno ricevette 170mila dollari nell’arco di 6 mesi, in qualità di rappresentante della Sberbank, la principale banca russa, che puntava alla rimozione delle sanzioni economiche contro Mosca. Il tweet di Trump fa seguito alla messa in onda sull’emittente Fox News di un’intervista dell’ex speaker della Camera dei Rappresentanti, Newt Gingrich. L’esponente repubblicano, ora sostenitore di Trump, ha definito «assurda» la vicenda dei presunti rapporti tra il presidente e la Russia, allo stesso tempo sollevando dubbi sulla regolarità dei comportamenti dell’Amministrazione Obama e dei fratelli Podesta.

Le accuse a Obama

Donald Trump non si pente di nessuno dei tweet che ha scritto, tanto meno dei “cinguettii” con cui il mese scorso ha accusato Barack Obama di averlo spiato. Ed anzi è convinto che le sue accuse riguardo all’ordine di mettere sotto controllo la Trump Tower «si stanno rivelando vere», secondo quanto ha dichiarato nell’intervista al Financial Times. Nell’intervista, in generale Trump afferma di non aver «nessun rimpianto» per i tweet che continua incessantemente a pubblicare: «Sapete, se uno pubblica centinaia di tweet ed ogni tanto uno viene male, non è una tragedia». Ma questo non è il caso del tweet su Obama, ha affermato ancora il presidente, riferendosi a quello in cui, secondo lui, «tra virgolette si parlava di intercettazioni, per parlare in generale di un controllo», sottolineando che queste accuse si «stanno dimostrando vere».