Denise Pipitone, l’ex procuratore capo: «C’è chi sa e non vuole parlare»

«Ormai il caso sulla piccola Denise Pipitone è chiuso senza colpevoli, anche se io resto convinto che c’è chi sa e non vuole parlare. Penso che ci siano dei complici…». Ne è convinto Alberto Di Pisa, l’ex Procuratore capo di Marsala (Trapani), oggi in pensione, che aveva coordinato una parte dell’inchiesta sulla sparizione della piccola Denise, avvenuta il primo settembre del 2004. Di Pisa parla all’indomani della sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato l’assoluzione di Jessica Pulizzi, la sorellastra della bambina scomparsa, dall’accusa di avere rapito la piccola.

Il dolore per Denise Pipitone e l’assoluzione di Jessica

«Noi ci abbiamo creduto fin dal primo istante alla colpevolezza di Jessica Pulizzi – dice Di Pisa all’Adnkronos – tanto è vero che abbiamo chiesto la condanna in primo grado e fatto anche l’appello. Evidentemente, la Cassazione, che è bene ricordare, non giudica nel merito, non ha rilevato vizi nella motivazione che aveva sollevato la Procura generale». Di Pisa è anche convinto che siano stati «fatti molti errori, all’inizio dell’inchiesta con indagini fatte in maniera superficiale». Di Pisa è convinto che «anche se il caso è ufficialmente chiuso» in realtà la verità «debba ancora venire a galla. Non c’è dubbio che qualcuno sappia e non vuole parlare». Anche se la Procura ha insistito sulla colpevolezza di Jessica Pulizzi. «Per noi c’erano degli indizi concordanti e univoci, tanto è vero che abbiamo chiesto una condanna pesante in primo grado», dice. Alberto Di Pisa ritiene che ci siano «dei complici».

Il ricordo dell’ex magistrato

L’ex magistrato ricorda che arrivavano «numerose segnalazioni, ma hanno sempre dato esito negativo, ogni volta è stato fatto l’esame del Dna sulla bambina che si presumeva potesse essere Denise ma l’esito era sempre negativo». Alla domanda se c’è qualcosa che si rimprovera di non avere fatto negli anni in cui ha coordinato l’inchiesta sulla piccola Denise Pipitone, Alberto Di Pisa risponde: «Tutto quello che abbiamo potuto fare, lo abbiamo fatto. D’altra parte, quando sono arrivato io, il processo era in fase di indagine. Ho chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio e il dibattimento». Ma sottolinea che «gli errori sono stati fatti all’inizio, con le indagini fatte in maniera superficiale e confusa. Si è creato un caos. E poi c’è la famosa intercettazione tra le due sorellastre di Denise e tutte le menzogne dette sul giorno del sequestro. Gli indizi c’erano ma i giudici non li hanno ritenuti sufficienti».