Del Grande, slitta il rimpatrio: il giornalista inizia lo sciopero della fame

Un caso inquietante, quello del giornalista Gabriele Del Grande, trattenuto da nove giorni in Turchia in un centro di detenzione amministrativo dopo essere stato fermato, durante un controllo, al confine con la Siria. Le autorità non gli imputano al momento alcun reato, eppure gli sono stati trattenuti i documenti e gli è al momento anche impedito nominare un avvocato. Non solo: non gli è dato sapere quando il fermo stabilito per lui dalle autorità turche avrà fine: ed è per tutto questo, per allertare l’opinione pubblica sulla sua vicenda e per invitare tutti a mobilitarsi affinché vengano rispettati i suoi diritti, che Del Grande ha iniziato lo sciopero della fame.

Del Grande ha iniziato lo sciopero della fame

Così, mentre in un comunicato la Farnesina e l’Ambasciata d’Italia ad Ankara confermano in queste ore che stano seguendo il caso che rischia di assumere una portata internazionale di rilievo ad ogni ora che passa, il ministro Alfano ha predisposto l’invio a Mugla, luogo in cui il giornalista è detenuto, del console d’Italia a Smirne: e tra richieste alle autorità turche di ambasciata di visite consolari e appelli istituzionali alla liberazione del nostro connazionale, la speranza – oltre che l’implicita richiesta – è che Del Grande possa ricevere regolare assistenza legale e consolare fin qui negata all’uomo tenuto in ostaggio da Ankara. Ma tutto ciò ovviamente non può bastare: la Farnesina a nome del nostro Paese, chiede infatti che il giornalista e documentarista italiano posa essere rimesso in libertà nel pieno rispetto del diritto.

La Farnesina ad Ankara: liberatelo subito

“Sto bene e non mi è stato torto alcun capello, ma non posso telefonare: hanno sequestrato il mio cellulare  e le mie cose, sebbene non mi venga contestato alcun reato.” E’ lo stesso Del Grande a riuscire a fare il punto sulla sua situazione, dopo essere riuscito a parlare con il padre e con la compagna dal centro in cui è trattenuto, ma solo dopo interminabili giorni di protesta e circondato da quattro poliziotti. A sua detta, infatti, sarebbe stato fermato per motivi legati al contenuto del suo lavoro, mentre da Ankara alla Farnesina hanno fatto sapere che Del Grande sarebbe stato fermato per un controllo e poi trattenuto perché si trovava “in una zona del Paese in cui non è consentito l’accesso”. E mentre la Farnesina batte i pungi sul tavolo e chiede l’immediato rilascio del giornalista e documentarista italiano fermato ormai 9 giorni fa in Turchia, Ankara tace: ancora non è dato sapere quando quando Del Grande potrà tornare a casa. Come ribadito dall’Ansa proprio in queste ore, infatti, “non è stata fornita una data certa per il suo rimpatrio, che dovrebbe avvenire dopo il completamento di alcune procedure giudiziarie relative all’espulsione dal Paese”.