Da Rembrandt al selfie, al via a Londra la prima mostra “d’arte” sull’autoscatto

E siamo arrivati anche a questo: a Londra, la Galleria Saatch inaugura la sua prima mostra sulla storia del selfie. Così, l’autoesaltazione fotografica, diventata la vera propria mania di questi immortalatissimi anni, ora è culturalmente sdoganata da una vera e propria esposizione, con tanto di scatti d’autore  e rigore culturale made in Britain.

Al via a Londra la prima mostra sul selfie 

La rassegna si intitola Jellyselfie e, come suggerito dal gioco di parole, si tratta di un autoscatto effettuato tra decine di meduse nelle acque del Ras Mohamed National Park di Sharm El Sheikh, Egitto. L’immagine, particolarmente suggestiva e attualissima, fa parte di un articolato percorso espositivo che, dai maestri del Rinascimento agli autoritratti di Frida Kahlo, fino all’ultimo selfie scattato da uno smartphone di ultima generazione, ripercorre la storia dell’autorappresentazione artistica dai classici, maestri di sempre, ai pionieri di oggi. E dunque, se si supera un primo momento di inorridimento estetico e di stupore critico, nel melting pot delle creazioni, accostate in nome di un rito fusion tra canoni passati e nuove mode multimediali tanto in voga tra i giovani proseliti del rito fotografico votato all’esibizionismo più sfrenato e invasivo, nella singolare mostra londinese il selfie con le meduse, l’autoscatto dell’italiana Cinzia Osele Bismark, intitolato come anticipato Jellyselfie, troneggia tra un dipinto di Van Gogh, un’opera di Diego Velázquez e una tela di Rembrandt: un almanacco impazzito eppure accattivante, che integra tradiszione e sperimentazione, stile accademico e incursioni pop, in scena dal 31 marzo e fino al 30 maggio 2017. 

Un’esposizione che promuove il selfie a forma d’arte

«Sono saltata in acqua e con grande stupore mi sono ritrovata in un mare di meduse quadrifoglio (Aurelia aurita) – racconta Cinzia Osele – Non sono affatto pericolose, si possono toccare tranquillamente». E dunque, perché no?, fotografare artisticamente: e lei, laureata in storia e critica dell’arte all’Alma Mater Studiorum di Bologna, l’ha fatto. In un attimo. E per questa sua originale scelta del soggetto, per il gusto dell’inquadratura e la scelta del momento perfetto, Cinzia è stata contattata dalla galleria londinese a gennaio: «Ero al settimo cielo. Fino a questo momento, nessuno dei più’ grandi fotografi subacquei del mondo ha avuto l’onore di avere una delle proprie foto in mostra in una delle più famose gallerie di arte contemporanea». E accanto a dei veri maestri. Del resto, già con il Nobel a Bob Dylan e, ancora prima, con quello a Dario Fo, e stato fatto un passo avanti sulla strada della destrutturazione dei confini tra materie, stili e forme d’arte, in una direzione che non sappiamo dove potrà condurre. Una direzione che, a parte tutto, sembra puntare soprattutto al riconoscimento della capacità multimediale. Quest’ulteriore passaggio londinese, allora, aggiunge solo un traguardo in più.