Commemorazione dei caduti fascisti, Sala: «Non possiamo vietarla» (video)

Sono cadute nel vuoto le richieste dell’Anpi e delle altre sigle antifasciste milanesi di vietare il ricordo dei caduti del Campo X, quello in cui sono sepolti quasi mille fascisti milanesi. La commemorazione, organizzata da CasaPound e dall’associazione Lealtà e azione, dunque, si svolgerà come ogni anno, il 25 aprile. Una scelta non casuale e non provocatoria, come ritengono alcuni, ma dettata da una precisa circostanza storica: la maggior parte dei morti del Campo X fu uccisa proprio dopo il 25 aprile. 

Prefettura e questura “deludono” l’Anpi

Su sollecitazione dell’Anpi e nel tentativo di bloccare la commemorazione, a Milano nei giorni scorsi è stato convocato un vertice con prefettura e questura, cui ha partecipato anche il sindaco Giuseppe Sala, che aveva sposato le richieste del blocco antifascista. È toccato poi proprio al primo cittadino riferire sull’esito dell’incontro e ammettere che non vi è possibilità di impedire il ricordo dei morti all’interno del cimitero. A Sala, quindi, non è rimasto che assicurare che «vigileremo», come se l’omaggio alla memoria dei caduti fascisti possa rappresentare una qualche forma di pericolo per la città. 

Dal Campo X a Ramelli: l’ossessione degli antifascisti

Non è certo la prima volta che l’Anpi solleva un polverone sulle commemorazioni dei morti dell’altra parte, tentando in ogni modo di bloccarle, aggrappandosi al fatto che nel rito del Presente viene fatto il saluto romano. Un copione che si ripete sempre uguale a se stesso e che ormai assume connotati simili all’accanimento: per l’Anpi andrebbe vietata non solo la commemorazione dei caduti del Campo X, ma anche quella di una vittima come Sergio Ramelli, ucciso a 17 anni da un commando di Avanguardia operaia. Anche nei confronti del ricordo di questo ragazzo, morto il 29 aprile 1975, dopo 48 giorni di agonia, l’Anpi non ha mai concesso alcuna Pietas e, anzi, si è battuta – e continua a battersi – in tutti i modi affinché chi lo commemora venga condannato in tribunale.