Il caso Gramazio, quando di Capitale c’è solo la richiesta di condanna

Vallo a spiegare che con 150 posizioni archiviate, tra cui quelle dell’ex-sindaco Gianni Alemanno e dell’attuale governatore del Lazio Nicola Zingaretti, in teoria il lievito madre dell’impasto di Mafia Capitale, l’unico forno politico appaltato alle “coppole” capitoline sia quello di Luca Gramazio, primo eletto nel Pdl nelle elezioni del 2008, per il quale la procura di Roma ha chiesto una condanna – udite udite! – a 19 anni e sei mesi. Già, del gruppo di testa tra i 19 imputati di 416 bis, quelli che cioè i pm di Piazzale Clodio considerano mafiosi tout court al pari di Totò Riina e Bernardo Provenzano, l’unico a rivestire un ruolo elettivo è, appunto, Gramazio. Stando così le cose, è difficile smontare lo scetticismo di chi considera Mafia Capitale un ufo della nostra storia giudiziaria. Abbiamo capito che per i pm c’era un’accolita di “mammasantissima” de’ noantri retta da una “cupola” formata da Salvatore Buzzi, re delle cooperative sociali, Massimo Carminati, aliaser Cecato“, dal suo luogotenente Riccardo Brugia, dall’ex-ad di Ama, Franco Panzironi e dall’ex-manager di Enav Fabrizio Franco Testa. Stentiamo tuttavia ad individuarne l’interfaccia in Campidoglio. Meglio, stentiamo a credere che il referente della “cupola” sorta all’ombra del Cupolone possa essere il solo Gramazio (che in dibattimento, con dovizia di documentazione, ha rintuzzato punto su punto la tesi dell’accusa), sulle cui spalle, dunque, a sentire l’accusa, ricadrebbe per intero la regia politica del “mafioso” ambaradan di mazzette su migranti, campi nomadi, piste ciclabili, lidi di Ostia, mense scolastiche e via cooperando. Dalla pena richiesta, parrebbe proprio di sì. Ma, a questo punto, delle due, l’una: o lo spaccato di corruzione scoperchiato dall’inchiesta è mafia, cioè capacità di infiltrazione negli apparati pubblici e loro assoggettamento grazie alla forza dell’organizzazione e non alla violenza del singolo (ma è un’opzione smentita dalle archiviazioni chieste ed ottenute dagli stessi inquirenti per chi era al vertice di quegli apparati); o non è mafia (e di mezzo non c’è neanche un morto di freddo) e allora non si comprendono richieste di condanna così abnormi, se non con l’obiettivo di traumatizzare i giudici e l’opinione pubblica. Come diceva quel tale, non si può essere incinta solo un po’.