Arkansas, i giudici bloccano il boia: stop a 2 esecuzioni previste per oggi

La mano del giudice ferma quella del boia: ancora una volta, nel giro di pochi giorni, in Arkansas, la Corte Suprema blocca le esecuzioni capitali in calendario. E così, ordinato il Dna per uno dei condannati, mentre un altro giudice bloccava l’utilizzo del farmaco in scadenza che aveva indotto le carceri a un’accelerazione improvvisa delle condanne da eseguire, le due pene di morte previste per oggi sono state congelate.

Esecuzioni capitali, i giudici fermano il boia

Dunque, ancora una volta in Arkansas, dove è stato deciso di mandare a morte in rapida successione otto condannati per utilizzare l’ultima partita del farmaco richiesto per il cocktail letale prima della sua scadenza a fine mese, sono state bloccate dai giudici dello stato con due diverse sentenze. Prima è arrivata quella della Corte Suprema con cui è stato accolto il ricorso di Stacey Johnson, uno dei due condannati che doveva essere giustiziato oggi, ed ordinando un nuovo test del Dna che, secondo gli avvocati di Johnson, dovrebbe scagionarlo dall’accusa di aver ucciso nel 1993 una donna di 25 anni. E’ il quarto condannato degli otto che dovevano essere mandati a morte e che in questi giorni ha ottenuto il blocco dell’esecuzione. Ma la sentenza che potrebbe di mettere la parola fine al progetto del governatore repubblicano Asa Hutchinson – quello che punterebbe a realizzare otto esecuzioni in 11 giorni, cosa mai avvenuta da quando la pena di morte è tornata in vigore negli Stati Uniti nel 1976 – è quella arrivata pochi minuti dopo dal giudice della contea di Pulaski, Alice Gray, con cui viene accolto il ricorso della casa farmaceutica produttrice che accusa lo Stato di averla ingannato riguardo all’utilizzo che intendeva fare del farmaco.

Ricorsi e sentenze: al centro il farmaco usato nelle iniezioni letali 

Alla McKesson, infatti, era stato detto che il prodotto doveva essere usato per scopi medici, invece il protocollo per le esecuzioni dell’Arkansas lo indica come uno dei farmaci utilizzati per l’iniezione letale. La giudice ha quindi stabilito che lo Stato non potrà più usare quella sostanza per le esecuzioni, un utilizzo che rischia di danneggiare le reputazione e il business della casa farmaceutica. La procuratrice dello Stato Leslie Rutledge ha già annunciato il ricorso alla Corte Suprema contro questa decisione. Se il ricorso dovesse venire accolto, o lo stato riuscisse ad ottenere un’altra partita di vecuronio bromuro – il principio attivo contenuto nel farmaco – in teoria potrebbe andare avanti con le esecuzioni dei quattro detenuti che finora non hanno visto accolti i loro ricorsi. Tra questi Ledell Lee, l’altro condannato per il quale è stata fissata l’esecuzione per questa notte, che per il momento però è bloccata dalla sentenza del giudice che vieta l’utilizzo del farmaco prodotto dalla McKesson.