Applaudono Trump che attacca Assad. Ma se dialoga con Putin torna cattivo

Ora l’applaudono Donald Trump. Improvvisamente. Ecco la morale della favola. Subito dopo l’attacco missilistico Usa contro la base militare dell’esercito siriano di Bashar al Assad tutti quelli che ne avevano parlato male sino ad un minuto prima, hanno apprezzato il marito di Melania. Pure i giornali e le tv liberal che l’hanno lapidato, lui e tutta la sua famiglia, sin da prima del suo insediamento. Pure gli europei che l’hanno schifato. Miracoli della democrazia occidentale. E delle bombe: il cattivo diventa buono se segue la bontà della strada che i buoni percorrono. I buoni, poi, sono sempre gli stessi. Sono i cattivi che cambiano. Inutile chiedersi il perché: perchè è così che funziona. Fateci caso: a Mosul in questi giorni bombardano gli americani e muoino migliaia di civili: silenzio! Nello Yemen sempre in questi giorni bombardano i sauditi e muoiono altre migliaia di civili: silenzio! Eppure in entrambi i casi tra le vittime ci sono i bambini. Ma non ci sono foto. Né filmati. Né reportage. Ecco invece che arriva la notizia di ottanta civili morti in Siria per una causa (gas?) che è diventata certa senza uno straccio di prova né un tracciato radar. I tagliagole jihadisti dicono che è stato Assad. Assad nega e dice che se c’era gas era proprio nei depositi di armi dei jihadisti. Non ci sono prove, ma questa volta – anche grazie a foto di bimbi – il mondo si indigna. Ecco, basterebbe far funzionare il cervello e farsi qualche domanda. Ma in questi casi il cervello non serve. Serve lo slancio emotivo. Il tam-tam del dolore per quei poveri morti. Ecco la notizia. È questo che basta. E infatti è bastato a convincere Donald Trump, alle prese con la più potente, tambureggiante campagna di disinformazione contro un presidente liberamente eletto dai suoi cittadini che la storia degli Stati Uniti ricordi. Si è convinto o si è lasciato convincere. E ha dato l’ok al lancio dei missili contro Assad. Senza uno straccio di prova, ribadiamo. Fidandosi così della parola del Pentagono e dell’intelligence. Di quelli cioè che aveva bollato in campagna elettorale come “contaballe” a proposito delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Non era vero allora e non è vero nemmeno adesso. Ma Trump ha abbozzato, forse per allentare la pressione interna e ha dato l’ok al lancio di missili. Perciò è diventato buono e bravo. Per ora. Ha stoppato la guerriglia interna dei John McCain e delle Nancy Pelosi. Per ora. Ma se per provare a stabilizzare il Medio Oriente cercherà l’accordo con Vladimir Putin non c’è dubbio alcuno: tornerà il cattivo di prima. E la favola avrà, ancora una volta, la sua morale.