Alitalia, l’altolà di Rampelli: “No al commissario, intervenga il governo”

La reazione ufficiale dell’azienda è lapidaria: “Ci rammarichiamo profondamente per il risultato del voto, che significa una sconfitta per tutti: i dipendenti di Alitalia, i suoi clienti, i suoi azionisti, e lo stesso Paese, di cui Alitalia è un ambasciatore in tutto il mondo”, dice James Hogan, presidente e amministratore delegato di Etihad Aviation Group e vicepresidente di Alitalia. Niente ricapitalizzazione alle porte, lasciano intendere i vertici del gruppo. Il tono è di chi, a questo punto, avvisa che il baratro è vicino, per “colpa” di chi ha fatto la scelta sbagliata. Immaginate chi. E da Luca Cordero di Montezemolo annuncia l’avvio delle procedure di commissariamento, propedeutiche alla messa in liquidazione.

Rampelli: “Non scaricate le colpe sui lavoratori”

Una posizione che il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Fabio Rampelli, non condivide affatto, anzi, ammonisce su chi prova a scaricare le responsabilità sui lavoratori. “La schiacciante vittoria dei No al referendum indetto sull’ennesimo piano di ristrutturazione di Alitalia non è un atto d’insubordinazione di lavoratori trinariciuti, come Gentiloni ha lasciato intendere fin dal principio di questa vertenza, ma una richiesta forte e chiara di assunzione di responsabilità da parte sia del governo che di manager incapaci dagli stipendi milionari. Dirigenti e consulenti dalla condotta fallimentare che hanno vanificato tutti i sacrifici dei lavoratori, compresi quelli di piloti e assistenti di volo che hanno dovuto subire il prelievo  forzoso a vantaggio di Ethiad per 31 milioni di euro. Alcune scelte e commesse paradossali andrebbero attenzionate dalla Procura della Repubblica”, dichiara Rampelli.

Alitalia, un tracollo frutto di errori del passato

“Il problema di Alitalia dunque-ha aggiunto – non sono gli esuberi, che incidono solo per il 17%, di molto sfoltiti negli anni e poco incidenti, ma le scelte strategiche ottuse fatte fin qui, la dismissione di importanti rotte intercontinentali, la cessione ad altri vettori di tratte commercialmente strategiche, la messa in liquidazione di Alitalia Maintenance Systems (eccellenza italiana che creava profitti nella manutenzione dei reattori), l’abbandono del settore del cargo, la totale assenza dei governi nel nuovo asse industriale, quindi una fatale implosione nel mercato trasportistico interno”. “E qui casca l’asino… -ha osservato Rampelli- Infatti si consente alle compagnie low cost di utilizzare gli stessi aeroporti dove atterra l’ex compagnia di bandiera, ignorando colpevolmente quella insostenibile concorrenza sleale data da inferiori livelli di sicurezza, comfort e qualità. Ma s’ignora anche il fatto che lo stesso Stato che ha gestito fino a pochi decenni fa Alitalia, quando la competizione era solo con analoghe compagnie di bandiera straniere, ha realizzato aeroporti, autostrade, ferrovie di accesso, infrastrutture accessorie miliardarie che non è possibile oggi dare gratuitamente in uso alle compagnie low cost, facendo pagare tasse aeroportuali ridicole quando non finanziandole direttamente attraverso i contributi regionali. Praticamente il pubblico sovvenziona il fallimento di Alitalia e dell’intero comparto nazionale”.

No al commissariamento di Alitalia

L’esponente di Fratelli d’Italia chiede al governo di guardarsi allo specchio. “Scongiuri il commissariamento e la messa in liquidazione della compagnia, disinneschi la bomba sociale che rischia di scoppiare travolgendo 12.600 famiglie. E soprattutto disegni un nuovo sistema di trasporto aereo che non penalizzi Alitalia e anzi, reinternalizzi attività da sempre redditizie come le manutenzioni, senza colpevolizzare, incredibile ma vero, i lavoratori”.