Alfano bussa di nuovo alla porta del Pd: “Senza di noi il diluvio”

Rivendica un ruolo al suo partito, avverte che non si faranno «strattonare a sinistra dalla Cgil», evoca la crisi. Angelino Alfano rilancia i ritornelli con cui, fin dall’inizio, ha cercato di dare spessore alla sua alleanza con il Pd. E intanto tira avanti, perché se di crisi parla lo fa precisando che «non la apriremo domattina». Insomma, il leader di Ap cerca di sopravvivere come può sulla scena politica, nella consapevolezza che il poco tempo che manca alla fine della legislatura, complice ciò che avviene nel Pd, è quanto mai carico di insidie. 

Pensando al “dopo” con Casini e Tosi

Alfano si prepara per il dopo, scommettendo tutto sulla creazione di un centro di cui facciano parte anche Pier Ferdinando Casini e Flavio Tosi. Sabato i tre terranno un incontro pubblico a Roma per lanciare le “primarie liberali”. «Noi non vogliamo fondare un nuovo partito, ma unire le forze», ha detto intervenendo all’assemblea nazionale di Alleanza popolare e aggiungendo che «non siamo di sinistra e non vogliamo uscire dall’euro, come sostiene Salvini». Ma per Alfano si pone il problema di come fare a togliersi l’etichetta di quello che ha sostenuto la sinistra, anche quando ha fatto in tutto e per tutto la sinistra. 

Alfano se la prende con «certa sinistra»

Ecco, dunque, che tornano in auge gli arcinoti slogan. «Una certa sinistra vuol tornare indietro, mentre noi siamo nati per andare avanti. Se la decisione di una certa sinistra è quella di ingranare la marcia indietro, noi non ci stiamo. Abbiamo partecipato ai 3 anni di un governo riformista. Se l’ultimo anno serve per rimettere in discussione tutte le riforme fatte fino ad ora, noi non ci stiamo. Noi stopperemo ogni tentativo di far andare le cose peggio», ha detto Alfano, arrivando a sostenere che «gli indici che ci dicono che l’Italia sta andando meglio dipendono da una sola parola: stabilità». «Stabilità che non ci sarebbe stata senza di noi al governo».

Se «stabilità» fa rima con stampella

La memoria degli elettori, si sa, è piuttosto a breve termine. E tutto sommato finora Alfano ha potuto galleggiare sull’onda del renzismo, anche dovendo ingoiare provvedimenti come quello sulle unioni civili. Ma ora che la fine della legislazione si avvicina e la situazione interna al Pd sposta il governo verso le posizioni della Cgil, come può Ap evitare di farsi trascinare dalla corrente? Non può. E, infatti, nonostante quello che Alfano va dicendo e nonostante Ap fosse contraria, i voucher sono stati aboliti. Non resta dunque che cercare di alzare al voce, per creare – se non altro – la suggestione di aver avuto e avere ancora un ruolo nel governo. Un ruolo, s’intende, che non sia solo quello della stampella. Ma a cosa servono le stampelle, ci si domanda, se non a dare stabilità.