Utero in affitto “nuova schiavitù”. La denuncia dell’Osservatore Romano

La pratica dell’utero in affitto, “nuova schiavitù delle donne”. Lo denuncia Lucetta Scaraffia in un suo intervento sull’Osservatore Romano che parte dal dibattito che si è scatenato in seguito alla decisione del giudice di Trento «che ha accettato di considerare due uomini come genitori di due gemelli, nati attraverso il ricorso all’utero in affitto. Ma il dibattito è stato pesantemente falsato dal prevalere di un punto di vista parziale: considerare cioè questa decisione come inevitabile, perfettamente in linea con il progresso umano, e di conseguenza giudicare ogni atteggiamento critico come un segno di assurda resistenza alla modernità».

Utero in affitto, la denuncia

Scaraffia si dice colpita dal fatto che «in un momento come questo in cui tante energie e tante voci sono impegnate nel denunciare, giustamente, la violenza sulle donne, siano invece così poche le donne che denunciano quanto sta avvenendo contro di loro sul piano fondamentale della maternità. Cioè che la vendita del corpo femminile – tradizionalmente limitata alle prestazioni sessuali o, un tempo, all’allattamento – si sia estesa all’intero corpo della donna, al suo interno, all’utero, e a un tempo lungo, i nove mesi di una gravidanza».

Utero in affitto, «Penose condizioni impote alla donna»

«Una nuova schiavitù – denuncia Scaraffia – che non può essere giudicata diversamente solo perché è pagata e volontaria. Le penose condizioni legali imposte alla donna (come accettare l’aborto se così decidono i committenti, ad esempio, oppure di avere già dei figli affinché si affezioni di meno al bambino che porta in grembo) non fanno che rivelare maggiormente il carattere disumano della transazione. Dice Scaraffia: «L’allarme si deve lanciare, e ad alta
voce. E sono soprattutto le donne, le più danneggiate da queste assurde manipolazioni, a dover lottare per difendere se stesse e i bambini».