Un sindaco indice un referendum sull’accoglienza ai migranti: i cittadini votano No

Un flusso di arrivi ininterrotto, e un altrettanto continua operazione di suddivisione sul territorio con strutture ormai al collasso endemico: l’accoglienza coatta di migranti sta continuando a mettere a dura prova il Belpaese, saturo e, per quanto ossequioso dei doveri di ospitalità imposti dal governo e dall’indifferenza fin qui ostentata dall’Unione Europea rispetto al problema tutto italiano, ormai anche insofferente.

Referendum sull’accoglienza nel Bresciano: gli elettori votano No

E così, dopo i picchetti ai vari centri d’accoglienza – uno per tutti, basterà ricordare il caso di Vitulano in meridione – che hanno alimentato una già ricchissima cronaca intestata allo spinoso tema, dal sud al nord, in questi giorni i riflettori sono puntati sul caso di Treviso Bresciano, un piccolo Comune della Val Sebbia, in provincia di Brescia, a cui abitanti è stato sottoposto un referendum sull’accoglienza di sei profughi. Ebbene, i cittadini hanno onorato il loro appuntamento con le urne e hanno votato no: porte chiuse agli stranieri. Non all’ospitalità in strutture inadeguate che diventato epicentri di violenza e microcriminalità. No a quanto previsto dal sistema Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati, ndr). No allo sfruttamnto di presunte ong e associazioni che sulla speculazione dell’accoglienza ai migranti si sono arricchite sulle spalle di profughi e contribuenti. 

La risposta della cittadina alla richiesta di accoglienza dei profughi

No a tutto insomma: alla richiesta della Prefettura bresciana di aderire al sistema Sprar, il sindaco della cittadina nel Bresciano, Mauro Piccinelli ha deciso di indire una consultazione popolare a cui hanno partecipato 114 residenti sui 550 abitanti del borgo, e la domanda era chiara e diretta:  “Volete voi che sul nostro territorio arrivino dei profughi?”. E la risposta al quesito è stata altrettanto inequivocabile: no. Un no accreditato dai 68 voti contrari e dai 46 a favore della consultazione referendaria locale. “Usiamo uno strumento messo a disposizione dallo statuto per le questioni che toccano da vicino la comunità ed è giusto che i cittadini possano pronunciarsi”, ha spiegato, tra gli altri, sulle colonne de il Giornale il primo cittadino promotore dell’iniziativa.

I sindaci “ribelli” che si sono opposti all’ospitalità coatta

Non solo: il sindaco Puccinelli non è il solo ad essere ricorso a questo tipo di approccio rispetto alla questione migranti. Come riportava nei giorni scorsi il quotidiano milanese, infatti, “nella zona di Treviso Bresciano non sono pochi i sindaci “ribelli” che si oppongono alle richieste del governo: i paesi a guida leghista che si sono già opposti sono Agnosine, Gavardo, Vallio Terme e Vestone. Anche il presidente della comunità montana si è detto sfavorevole. Ma a nessuno, finora, era venuto in mente di legittimare questa linea politica ricorrendo a un referendum popolare”. Del resto, ha tenuto a ricordare ancora il sindaco Puccinelli, l’adesione dei Comuni al sistema indetto dallo Sprar deve essere su base volontaria, eppure “non è raro che alcune amministrazioni municipali contrarie all’accoglienza vedano arrivare sul proprio territorio pattuglie di profughi ospitate in strutture private”. Ospitalità coatta: questo il Verbo dell’accoglienza, per una volta sconfessato da un referendum…