Ue, verso Polexit e Grexit? La “festa” europea ora rischia la catastrofe

La “festa” per i sessant’anni della forma dei Trattati dell’Unione europea, che furono firmati proprio a Roma, rischia di essere rovinata per le riserve di Polonia e Grecia sulla firma. Varsavia infatti ha minacciato di non firmare la dichiarazione dell’Unione europea adottata per i 60 anni dei Trattati di Roma, se questa non comprenderà le richieste di Varsavia, che riguardano quattro richieste dello Stato polacco. Come ha dichiarato  la premier polacca le priorità di Varsavia riguardano l’unità dell’Unione europea, la collaborazione fra Ue e Nato, il rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali e una maggior coesione del mercato comune dell’Ue. Ma c’è anche un altro motivo per il comportamento polacco: Beata Szydlo aveva bloccato le conclusioni del Consiglio Europeo per ritorsione contro la rielezione del connazionale Donald Tusk, cui si era opposta solo Varsavia. La Szydlo era stata la più esplicita nell’opporsi all’idea di Europa a più velocità, rilanciata a Versailles da François Hollande, Angela Merkel, Paolo Gentiloni e Mariano Rajoy. La Polonia è riuscita a ottenere garanzie e limature su due passaggi chiave della dichiarazione, che è ancora in una versione non definitiva. Sull’Europa sociale, punto sul quale la presidenza maltese del Consiglio Ue e l’Italia, spingevano per un riferimento “forte”, si è concordata una formulazione più sfumata, volta a placare le preoccupazioni di Varsavia. Sul punto cruciale della cosiddetta “Europa a più velocità”, la formulazione concordata mira a rassicurare i Paesi dell’Est, timorosi di finire in un’Europa di seconda classe. Posto che alcuni Stati intendano andare più veloci di altri nell’integrazione in alcuni campi, la dichiarazione sottolinea, come già aveva fatto la cancelliera tedesca Angela Merkel nel vertice di Versailles, il carattere aperto e inclusivo delle cooperazioni rafforzate, istituto peraltro già previsto dai Trattati.

Ue, anche Atene pone delle riserve

Ma anche la Grecia ha posto la riserva sulla dichiarazione di Roma, che è stata rivista e praticamente finalizzata in una riunione a Bruxelles. Atene, spiegano fonti diplomatiche, chiede garanzie politiche sulla conclusione della seconda revisione del programma di assistenza finanziaria, conclusione che tarda ad arrivare (l’Eurogruppo di ieri ha deciso di intensificare i colloqui con Atene).  Si tratterebbe di una mossa tattica, probabilmente destinata a rientrare prima di sabato: la dichiarazione dovrebbe essere firmata da tutti e 27 gli Stati membri, senza la Gran Bretagna, che appena quattro giorni dopo, mercoledì 29, notificherà a Bruxelles l’intenzione del Regno Unito di recedere dall’Unione. Al testo finale della dichiarazione sono state apportate modifiche per quanto riguarda, in particolare, la parte dedicata all’Europa sociale, per venire incontro alle preoccupazioni di alcuni Paesi, come la Polonia e la Danimarca, oltre che nella parte cruciale dell’Europa a più velocità, o meglio delle cooperazioni rafforzate.