Stupro al campo rom del Prenestino. Il Pm: «La zona va bonificata»

Sette anni di reclusione.  Questa la sentenza di condanna, con rito abbreviato, pronunciata dal Gup per il 30enne romeno che nel maggio dello scorso anno sequestrò, drogò e violentò una ragazza di origini albanesi (allora 26enne) in una baracca dell’insediamento non istituzionale di via Teano, al Prenestino. Era stato rinviato a giudizio il presunto complice, rintracciato il 30 di maggio dello stesso anno nella baraccopoli istituzionale di via Candoni. Oltre a condannare il 30enne per le accuse di “violenza sessuale” e “sequestro di persona”, il Pm del Tribunale di Roma ha richiesto la bonifica delle numerose baracche prive di autorizzazione del campo rom della periferia sud-est della Capitale, cone misura preventiva per evitare che si ripetano altri stupri come quello del 5 maggio del 2016.

Il campo rom va chiuso

L’episodio destò molto scalpore. Fu il padre della vittima a denunciare l’episodio, un professore di matematica, che tappezzò l’area del Prenestino con dei volantini nei quali denunciava lo stupro subito dalla figlia invitando i cittadini ad una manifestazione che si tenne poi, anche alla presenza della giovane vittima, il successivo 14 maggio. Lo stuprò si consumò dopo che la ragazza, mentre stava tornando a casa, – ricostruiscono i siti locali e il Messaggero – fu sequestrata dal romeno poi condannato. L’allora 26enne fu condotta con la forza in una baracca in via Teano, dove venne tenuta prigioniera per due giorni ed obbligata a subire gli abusi del cittadino straniero. La ragazza scappò per miracolo e poi indicò alle forze dell’ordine dove era stata trattenuta con la forza. Insieme alla sentenza di condanna con rito abbreviato il giudice ha ordinato la bonifica dell’area di via Teano, composta da baracche prive di autorizzazione, che avrebbero dato vita ad una zona franca priva di regole.