Siria, esplode il “bubbone” curdo: ultimatum della Turchia all’Ypg

È un ultimatum quello che il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha lanciato alle milizie curdo siriane dell’Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo. Se non lasceranno la città di Manbij, nel nord della Siria, ha detto Cavusoglu, verranno colpite da raid aerei turchi. Cavusoglu non ha però dato un termine ultimo entro il quale i curdi dovrebbero lasciare Manbij, che si trova nella provincia di Aleppo. La Turchia considera l’Ypg una forza ostile in quanto alleata dei militanti curdi del Pkk, comunista. La presenza dei curdi siriani a Manbij è vista da Ankara come un ostacolo al tentativo di creare una ”zona sicura” al confine turco. Ovviamente le vittorie dell’alleanza anti-Isis di russi, turchi e Usa, vengono minimizzate e denigrate dallo staff che fu di Obama: una strategia “piena di rischi”, è così che Robert Ford, ambasciatore dell’amministrazione Obama in Siria fino al 2014, valuta il dispiegamento di truppe Usa a Manbij, località siriana a nordovest di Raqqa, liberata dall’Isis lo scorso agosto. Ora gli Stati Uniti sembrano sempre più coinvolti nella lotta per il controllo delle aree strappate ai jihadisti e la battaglia rischia di protrarre il coinvolgimento americano in Siria – e anche in Iraq – ben oltre la sconfitta dei jihadisti del “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi.

Lo staff di Obama denigra le vittorie contro l’Isis in Siria

L’obiettivo del dispiegamento a Manbij è proteggere gli alleati curdi e arabi dalle minacce di attacco di altri alleati Usa che combattono tra le forze sostenute dalla Turchia. Per la prima volta a Manbij le truppe Usa sono direttamente coinvolte in un’operazione per evitare scontri tra fazioni rivali. Ma a Manbij non ci sono solo gli americani: sono arrivati anche i russi sulla base di un accordo che – secondo funzionari americani – è stato negoziato senza l’intervento degli Usa. L’intesa, tra le Forze democratiche della Siria e la Russia, prevede il dispiegamento nella zona di truppe siriane. E questo angolo della Siria sembra teatro di una corsa tra eserciti di quattro Paesi per spartirsi il controllo di villaggi per lo più deserti. Foto e video diffusi negli ultimi giorni sui social media immortalano convogli di truppe Usa, anche Stryker e Humvees, in movimento nel nord della Siria con bandiere a stelle e strisce. Secondo ufficiali americani e siriani, i militari
Usa – circa 500 unità – sono dispiegati nei villaggi a nord e a ovest di Manbij dove i combattenti arabi alleati sostenuti dai curdi hanno combattuto per più di una settimana con le forze arabe alleate degli Usa e sostenute dalla Turchia, che qui non tollera la presenza dei curdi delle Ypg. “Vogliamo si veda che siamo lì”, ha detto il portavoce del Pentagono, capitano Joe Davis, sottolineando come l’obiettivo sia sollecitare tutte le parti a “rimanere concentrati sul nemico comune, che è l’Isis”. Il Pentagono parla di una missione di “rassicurazione e deterrenza”, un nuovo ruolo per i militari Usa nella lotta all’Isis, che potrebbe essere replicato in altre zone.