Tra Silvio e Salvini non mettere la Merkel: Europa nodo del centrodestra

C’è una Merkel di troppo tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni da un lato e Silvio Berlusconi dall’altro. Dire Merkel significa dire Ppe, cioè Partito popolare europeo e quindi Europa. E poiché il sillogismo ha una sua forza, è esatto sostenere è il tema dell’Europa a frapporsi seriamente tra i sovranisti e il Cavaliere. Del resto, nessuno dei tre protagonisti ne fa mistero. Berlusconi, appena può, si mette a distanza di sicurezza dai «lepenisti» italiani, che ricambiano intimando scelte definitive e lanciando ultimatum.

Salvini: «Chi è alleato della Merkel non lo è della Lega»

Nessuno, tuttavia, nega che solo l’unità può far tornare competitivo il centrodestra. Lo dicono persino i sondaggi. Al momento, però, l’unità è solo un miraggio. Basta infatti ascoltare il commento Salvini al previsto faccia a faccia di domani a Malta tra Berlusconi e la Merkel a margine del congresso del Ppe per rendersene conto: «È chiaro – ha infatti affermato il leader leghista parlando con i cronisti a Montecitorio – che la collocazione europea in futuro sarà fondamentale per scegliere se e con chi allearsi. Chiunque si voglia alleare con la Lega quando ci saranno le elezioni dovrà scegliere». Non è solo una questione di etichette, ma di contenuti.

L’incognita della legge elettorale

È ancora Salvini a chiarirlo, riprendendo concetti già espressi da Giorgia Meloni: «La Merkel rappresenta l’Unione delle banche, della disoccupazione, dell’immigrazione e della povertà. Dovranno (i forzisti, ndr) fare una scelta, noi la nostra l’abbiamo già fatta». La rottura, insomma, sembra dietro l’angolo se non fosse che è lo stesso Salvini a non apparire consequenziale con quel che dice quando si dice disposto a votare il Mattarellum sin da «domani mattina». Già, il Mattarellum è una legge elettorale che obbliga i partiti a coalizzarsi. E questo Salvini lo sa fin troppo bene. Forse è il caso che lui, lei (la Meloni) e il Cavaliere tornino a parlarsi personalmente e da vicino, piuttosto che attraverso tweet e uffici stampa. La legislatura ha i mesi contati.