Sicilia, Forza Italia affossa le primarie del centrodestra

Si sentono sempre più forti le campane a morto per le primarie del centrodestra. L’ultimo rintocco sembra averlo suonato – probabilmente controvoglia – il deputato regionale di Forza Italia Marco Falcone, il quale si è dimesso da coordinatore del comitato organizzatore delle primarie. La decisione del capogruppo azzurro all’Ars arriva all’indomani dell’annuncio del collega di partito Vincenzo Gibiino, il quale aveva annunciato la sua corsa verso la “nomination” a candidato per Palazzo d’Orleans, in competizione con Nello Musumeci, Angelo Attaguile e Gaetano Armao.

La scelta di Marco Falcone, come già accennato, non nasce da un ripensamento proprio, ma dagli ormai non più nascosti malumori interni a Forza Italia, alimentati dalla fazione più vicina al presidente Berlusconi, da sempre ostile alle primarie. “Cari Amici -scrive Falcone-, prendendo atto che ad oggi in Forza Italia, partito di maggioranza della coalizione di centrodestra, vi sono ampie opinioni discordi sulla scelta del sistema delle primarie per la designazione del candidato Presidente alle prossime elezioni regionali, non posso più adempiere al mandato di Coordinatore del Comitato Organizzatore a cui mi avevate nominato. In effetti, malgrado abbia ricevuto espresso incarico dal Commissario regionale di Forza Italia, on. Gianfranco Miccichè, in varie occasioni e, in particolare, nella riunione ufficiale del tavolo politico con gli alleati, tenutosi in data 13 febbraio 2017, presso la sede ARS di FI, ritengo indispensabile un necessario approfondimento della questione, particolarmente dibattuta, sia a livello nazionale che regionale. Onde evitare, quindi, possibili strappi all’interno della coalizione si ritiene opportuno che, per adesso, ogni determinazione sia rinviata”.

Insomma, poca chiarezza in Forza Italia. Un vera e propria “maionese impazzita” che rischia di minare pesantemente l’unità del centrodestra, come nel 2012 proprio nelle regionali siciliane, quando il centrodestra spaccato consegnò la vittoria alla sinistra, o come è più recentemente accaduto alle amministrative di Roma, con Forza Italia a sostegno di Alfio Marchini e Giorgia Meloni per pochissimo fuori dal ballottaggio.

Nelle settimane scorse alcuni big della Forza Italia siciliana, capitanati da Renato Schifani e Stefania Prestigiacomo avevano espressamente ed apertamente rappresentato la contrarietà di Berlusconi, e quindi anche loro, allo strumento delle primarie per selezionare il candidato presidente del centrodestra. Anche da parte di alcuni ambienti centristi era arrivato il pollice verso, con l’ex ministro Saverio Romano che aveva anch’egli bocciato le primarie. Gianfranco Miccichè, al contrario -e a sorpresa-, aveva dato il proprio placet alla raccolta delle firme per scegliere i competitor che si sarebbero dovuti confrontare nelle primarie.

Adesso la mossa di Marco Falcone sembra segnare la fine di ogni speranza. Berlusconi non ha ceduto. A meno di miracoli, la strada per il centrodestra siciliano si mette in salita, è molto difficile che possa trovarsi un accordo unitario su un candidato calato da Roma. Se così sarà -lo comprenderebbe anche un bambino-, di fronte ad una sinistra in crisi di consensi e credibilità dopo il malgoverno crocettiano, le porte del governo regionale saranno spalancate al partito di Grillo. Davvero un brutto risveglio per chi sognava di riaggregare la comunità del centrodestra ripartendo dal basso. Dal diritto dei propri elettori di contare, e non solo di sentirsi contati.