Si va al voto anche in Olanda: la destra sfonda nelle città più multietniche

Il futuro dell’Olanda si trova a trenta chilometri dalla capitale Amsterdam. Per raggiungerlo, bisogna lasciarsi alle spalle i turisti che pascolano sulla Damrak e prendere il treno dei pendolari – un Intercity con il wifi libero – in direzione di Almere. Dopo 20 minuti di campi coltivati, mucche e mulini a vento, spunta la città più giovane di tutta l’Olanda. Fino al 1976 Almere non esisteva. Oggi, con quasi 200 mila residenti, è la settima città più grande del Paese. Qui, a 3,2 metri sotto il livello del mare, un abitante su tre ha origini extraeuropee. L’ufficio statistiche del Comune parla di «153 diverse nazionalità e di 181 etnie rappresentate». Quello elettorale dice che il partito più votato, da 7 anni, è il Partito della Libertà di Geert Wilders, la formazione della destra xenofoba, che alle elezioni politiche del 15 marzo potrebbe conquistare il primato anche a livello nazionale, scavalcando i popolari del premier Mark Rutte, si legge su “la Stampa”.

Olanda, Francia e poi Germania: l’Europa al voto

L’economia cresce al ritmo del 2% (il doppio dell’Italia). Una giornata in giro per la città non basta per trovare qualche traccia di degrado o disagio sociale. E nemmeno per scovare qualcuno che, apertamente, ammetta di votare il Partito della Libertà. «Si vergognano, ma in privato sono in molti a pensare le stesse cose di Wilders». Faiza viene dal Marocco, ha quasi 50 anni e da 20 vive in Olanda. Mentre aspetta il suo turno nella hall del municipio – un grande open space con i divani comodi e le lampade da terra che lo fanno sembrare uno showroom di mobili – ammette di non essere ancora riuscita a capire «cosa stia succedendo alla società olandese. Una volta il rispetto delle regole era la condizione sufficiente per l’integrazione. Oggi non è più cosi, soprattutto per i musulmani. La nostra religione è diventata una specie di malattia che va tenuta alla larga». Va detto che negli ultimi anni le cronache hanno segnalato alcuni casi di radicalizzazione ad Almere. Non risultano episodi di terrorismo, ma questo può aver contribuito ad alimentare il sentimento anti-islamico.

La battaglia di Wilders contro l’islamizzazione

Il primo punto del programma di Wilders (lungo in tutto una pagina) promette di «de-islamizzare l’Olanda»: chiudere le moschee, le scuole islamiche, proibire il velo e vietare la vendita del Corano. Il leader del Pw, un partito «virtuale» privo di struttura, vive sotto stretta sorveglianza 24 ore su 24. Una decina di giorni fa, ha sospeso la campagna elettorale perché un suo agente di scorta è stato arrestato: avrebbe fornito informazioni su di lui ad alcuni gruppi criminali marocchini. Nel Paese di Pim Fortuyn (il leader di destra assassinato nel 2002) e di Theo Van Gogh (il regista ucciso da un estremista islamico nel 2004), la questione ha surriscaldato il clima elettorale. Al ministero dell’Interno l’allarme è massimo e accanto a questo cresce il timore per le possibili intrusioni di hacker dalla Russia: il governo ha deciso che il conteggio dei voti verrà effettuato manualmente. L’altro grande nemico di Wilders è Bruxelles, «in Olanda abbiamo detto no alla Costituzione europea, no all’accordo Ue-Ucraina (con il referendum dello scorso anno, ndr) e ora è arrivato il momento di dire no all’Europa». L’eurodeputata del Pw Vicky Maeiser spinge per una Nexit. In pochi credono che succederà. Certo è che i due olandesi più influenti nelle istituzioni Uè, il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans e il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, non se la passano benissimo: il loro partito laburista è crollato all’8%. Ma il vero terreno di scontro resta la questione immigrazione, tanto che tra i partiti rivali sta emergendo Denke, una formazione guidata da immigrati turchi. I partiti in lista sono ben 28, di cui 14 con possibilità di entrare in Parlamento. Con una legge elettorale ultraproporzionale non sarà facile mettere insieme una coalizione. Ci vorranno almeno tre mesi.