Senza mutande davanti al Pirellone: l’8 marzo secondo le kompagne (video)

«Si è vista bene? Il messaggio è stato chiaro?», chiede alla fine della performance una delle militanti del collettivo milanese “Zebrunicorna” che hanno partecipato a una «performance», così l’hanno definita, davanti al Pirellone. Per essersi vista, non c’è dubbio che si sia vista. Anzi, che si siano viste. Il problema è che non s’è capito bene perché queste “femministe” abbiano ritenuto che mostrare gli organi genitali davanti al palazzo della giunta regionale servisse alla causa delle donne. 

«Su la gonna», ma non si capisce a che serve

La performance consisteva proprio in questo: alzarsi la gonna senza indossare biancheria intima. «Si chiama Ana-suromai», dice una militante, salvo poi aggiungere «mm…. come te lo spiego». E infatti non lo sa spiegare. Ci vuole più di un minuto di spiegazione di un’altra esponente del “Zebrunicorna”, che fa capo al centro sociale Macao, per cercare di chiarire che senso abbia mostrarsi nude in pieno giorno in una città affollata. E per tentare di nobilitare la scelta, richiamandosi ad antichi riti. Una “supercazzola” che però non raggiunge nessuno dei due obiettivi. L’impressione che lascia la “performance”, infatti, è la stessa dei gesti scomposti e volgari delle femen, senza che in alcun modo si riesca a capire  perché comportarsi più o meno come l’esibizionista con l’impermeabile possa «tirare giù questo palazzo del potere» (il Pirellone, appunto) e essere parte della lotta «per un mondo più giusto». 

La performance esibizionista non piace a nessuno

Non a caso, anche le femministe ed esponenti della sinistra hanno bollato la trovata delle compagne del Zebrunicorna come una provocazione inutile, che non ha niente a che vedere con la difesa del corpo e dei diritti delle donne. Per l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, la Pd con un passato da femminista Carmela Rozza,«la lotta per l’affermazione dei diritti delle donne ha altri metodi che non mostrare lo stesso corpo. L’iniziativa non è nemmeno comprensibile dalla fascia di donne in difficoltà». Anche per l’assessore regionale all’Urbanistica, Viviana Beccalossi di FdI, si tratta di «una provocazione bella e buona, per di più organizzata da un soggetto che vive nella illegalità». «Non mi risulta – ha poi ricordato Beccalossi – che Macao si sia mosso alla notizia della sentenza di Trento che consente di mercificare il corpo della donna usandolo come contenitore di figli a pagamento».