Selfie del rifugiato con la Merkel: “Quella foto ha rovinato la mia vita…”

Facebook non è tenuto a individuare e rimuovere tutti i post che accusano a torto il rifugiato siriano protagonista di un selfie con Angela Merkel in Germania nel 2015 di coinvolgimento in crimini commessi da altre persone. A stabilirlo è stato un tribunale tedesco: il caso riguardava la fotografia del giovane siriano che si era fotografato con la cancelliera e che poi ha cominciato a circolare sui social media in relazione ad informazioni su crimini commessi da altri, tra cui l’attentato di Berlino. Il cittadino siriano aveva chiesto che Facebook fosse chiamato a rintracciare e cancellare le repliche dell’immagine postate ma la richiesta non è stata accolta dalla corte. Tutto è cominciato quando Anas Modamani, un rifugiato siriano, aspettava con il suo telefono all’ingresso del suo rifugio a Berlino il 10 settembre, 2015, e quando il cancelliere tedesco Angela Merkel arrivò, si fece un selfie con lei. Non immaginava che la cosa avrebbe cambiato la sua vita. La foto è diventata rapidamente virale, diventando un simbolo per la controversa politica dei rifugiati della Merkel, quando ha aperto le frontiere della Germania a centinaia di migliaia di richiedenti asilo. “Quella foto ha cambiato la mia vita”, ha detto Modamani ad Al Jazeera, dal cui sito è tratta anche la foto.

Respinta la tesi del rifugiato siriano

Il selfie infatti in seguito è stato utilizzato in numerosi messaggi diffamatori. Da allora, la foto è apparsa in numerose storie false sui social, che lo mettono in relazione ad attacchi di tutta Europa, tra cui l’attacco al mercatino di Natale a Berlino. Inoltre Modamani è stato anche falsamente identificato come uno dei profughi che hanno dato fuoco a un uomo senza casa a Berlino lo scorso dicembre. Il primo post falso che Modamani ha individuato è stato nel marzo 2016, quando la sua immagine fu identificata come quella di Najim Laachraoui, uno dei terroristi dietro le bombe di Bruxelles del marzo 2016; sui social si scrisse che la Merkel aveva fatto “un selfie con un terrorista”. “Ho pianto quando l’ho visto”, ha detto Modamani, 19 anni. Con il passare dei mesi altri messaggi cominciarono ad apparire su Facebook, fino a che Modamani ha iniziato un procedimento legale contro il gigante dei social media. Attraverso il suo avvocato, Chan-jo Jun, ha presentato istanza per un’ingiunzione contro la filiale europea di Facebook. “Pensiamo che Facebook deve eliminare tutto il contenuto diffamatorio. Vogliamo che Facebook faccia in modo che la foto non verrà caricata di nuovo”. Ma un portavoce di Facebook ha detto di non credere che un’azione legale sia il modo più efficace per risolvere la situazione”. Non vi è a quanto pare nessuna tecnologia disponibile per, come richiesto da Jun, cercare e individuare ogni post potenzialmente diffamatorio.