Scalata Premium, cominciata la battaglia giudiziaria tra Mediaset e Vivendi

 

Richieste incrociate di danni, accuse di sabotaggio del titolo in Borsa e carte bollate a tutto spiano. È cominciato al tribunale civile di Milano, davanti al giudice Vincenzo Perozziello, il procedimento civile che vede da una parte Mediaset e Fininvest e la francese Vivendi dall’altra. Ma vediamo più nel dettaglio una vicenda che appare oggettivamente complessa.

I francesi chiedono i danni per diffamazione

Formalmente, infatti, si tratta formalmente di due cause distinte: una prima riguarderebbe richieste incrociate di danni per diffamazione e una seconda, intentata da Mediaset e Fininvest che invece verte sulla violazione da parte dei francesi dei patti parasociali nella scalata a Premium. Capitolo diffamazione: i legali di Vivendi hanno presentato un domanda riconvenzionale per diffamazione nei confronti di Mediaset per la «campagna mediatica» che si è registrata attorno al caso Premium, ricevendo a stretto giro di posta la contromossa di Mediaset e Finivest (holding e controllata) che, a loro volta, hanno chiesto danni (ancora da quantificare) per diffamazione nei confronti del gruppo di Vincent Bollorè. Per quanto riguarda invece la scalata dei francesi al gruppo del Biscione, Fininvest ha denunciato la violazione da parte di Vivendi dei patti parasociali. In base agli accordi tra le parti, infatti, Vivendi non avrebbe potuto vantare una partecipazione in premium superiore al 3,5 per cento. In realtà, ha rastrellati azioni pari quasi al 30 per cento del gruppo guidato dalla famiglia Berlusconi.

Mediaset accusa: «Su Premium violati i patti parasociali»

Dal canto suo, Mediaset ha richiesto «l’esecuzione coattiva» del contratto per l’acquisto di Premium da parte di Vivendi e il risarcimento dei danni subiti «pari a 50 milioni per ogni mese di ritardo nell’adempimento» a partire «dal 25 luglio 2016», con un danno complessivo comunque «non inferiore a un miliardo e mezzo di euro». Fininvest ha, invece, chiesto al gruppo guidato da Bolloré «il risarcimento dei gravi danni che ammontano ad una cifra non inferiore a 570 milioni di euro». Sulla procedibilità in ordine a tali questioni il giudice si è riservato una decisione facendo presente che il codice civile prevede un tentativo di mediazione obbligatoria che in questo caso è mancato. Il giudice potrebbe anche valutare la riunione in un’unica causa.