Russiagate, l’ultimo “colpo di scena”: Flynn pronto a deporre in cambio dell’immunità

Giallo nel giallo, bufala su bufala, lo psicodramma del Russiagate continua a tenere banco sui media americani e a sfornare l’ultimo scoop, tutto da verificare. Stavolta i riflettori vengono puntati su Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale americano costretto a dimettersi dopo soli 24 giorni per via dei suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington, pronto a deporre nell’inchiesta, ma in cambio dell’immunità. Del resto, le premesse sul caso montato ad arte da stampa, tv e web, le aveva chiarite lo stesso Donald Trump asserendo in un tweet, nel giorno stesso in cui era prevista l’attesissima audizione al Congresso del direttore dell’Fbi, James Comey, proprio sul Russiagate, che l’intera vicenda altro non sarebbe che una fake news, una notizia falsa e totalmente inventata. E l’Fbi, a stretto giro, avrebbe dato ragione al presidente americano, sottolineando come alla denuncia non siano fin qui seguite prove tangibili che i voti delle elezioni presidenziali siano stati cambiati, artefatti, in qualsiasi modo manipolati.

Russiagate, l’ultimo “scoop”: Flynn pronto a deporre…

Per questo, appena una decina di giorni fa, chiamati a i a raccontare in udienza pubblica, a quali conclusioni fosse giunta fino a quel momento l’inchiesta riguardante i presunti legami tra Donald Trump e la Russia, ossia, se ci sia stato “inquinamento” dei risultati delle elezioni presidenziali da parte di Mosca e se, inoltre, Barack Obama abbia spiato Trump e il suo staff come sostenuto dal neo-presidente, sia Comey sia Rogers – direttore dell’Fbi il primo, dell’Nsa, il secondo, parlando ognuno per l’attività svolta dalla propria agenzia di intelligence – rivelarono che gli hacker russi non avrebbero alterato i risultati elettorali nei cosiddetti “swing states‘”, gli stati chiave americani, confermando quindi che la vittoria elettorale di Donald Trump, nel novembre del 2016, non fu il frutto di attività di hackeraggio, ma il risultato di una regolare procedura di voto e di spoglio. Ora, dopo rumors e denunce, notizie rilanciate e ritrattate, l’ultimo coupe de theatre: Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale americano costretto a dimettersi dopo soli 24 giorni per via dei suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington, è pronto a deporre nell’inchiesta sul Russiagate, ma solo in cambio della garanzia che gli venga riconosciuta l’immunità. Il generale era stato costretto alle dimissioni il mese scorso, dopo appena 24 giorni di mandato, quando era emerso che aveva mentito al vice presidente Mike Pence sui contatti che aveva avuto con l’ambasciatore Sergei Kislyak, con il quale avrebbe discusso delle sanzioni americane contro Mosca.

… Ma solo in cambio dell’immunità

Dunque, atto finale? (O quasi?), riserva un altro coupe de theatre: Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale americano sarebbe pronto a deporre nell’inchiesta sul Russiagate, ma in cambio dell’immunità. Lo ha reso noto il suo avvocato, Robert Kelner, secondo cui «il generale Flynn ha certamente una storia da raccontare e lui vuole raccontarla, se le circostanze lo permetteranno». Quali circostanze? «Nessuna persona assennata – continua il legale in una nota – che sia ben consigliata, si sottoporrebbe alle domande in un tale ambiente altamente politicizzato, da caccia alle streghe, senza prima aver avuto rassicurazioni contro un procedimento non equo». E a proposito di clima infuocato in cui le polemiche si alimentano di annunci e smentite, il primo a parlare esplicitamente di colloqui di Flynn in corso per ottenere l’immunità è stato il Wall Street Journal, secondo cui al momento non ci sarebbe alcuna intesa in merito. Fonti della commissione Intelligence della Camera, che sta indagando sul Russiagate, hanno fatto sapere di non aver ricevuto alcuna richiesta, mentre la commissione Intelligence del Senato e la Casa Bianca non hanno rilasciato alcun commento. Un no comment che dice molto…