Rievocazione storica del Ventennio con balilla e saluti romani. È polemica

Costumi medioevali, danze rinascimentali ma anche rievocazioni dell’epoca fascista con ambientazioni che hanno riprodotto gli stili di vita del Ventennio, con tanto di saluto romano. Il “fattaccio” è successo a Sant’Arpino, in provincia di Caserta, nell’ambito delle giornate di primavera del Fai realizzate da tre comuni campani,  Succivo, Sant’Arpino e Orta di Atella in collaborazione con tutte le scuole locali. Nel percorso culturale di rievocazione per la promozione dei luoghi storici più prestigiosi e simbolici della zona anche una tappa al rudere di Castellone (e al vicino ex municipio dell’Antica Atella), un sito risalente agli anni Venti. Qui gli allievi dell’istituto comprensivo «De Amicis», come riporta il Mattino di Napoli che ha seguito l’evento,«e in particolare i bambini della primaria, aiutati dai più grandi del liceo classico Cirillo di Aversa, con tanto di costumi, ambientazione e movenze hanno ripercorso le abitudini e i momenti topici di quegli anni». Vestiti da giovani balilla o gerarchi fascisti, i ragazzi hanno anche simulato il saluto romano.

Vietato rievocare i Ventennio

Apriti cielo, la rivisitazione del Ventennio ha scatenato le polemiche strumentali delle coscienze antifasciste e la protesta sui social e sui siti locali che,con insulti e processi sommari, hanno bocciato il gesto come inappropriato. Un escalation di attacchi che sono arrivati a ipotizzare il reato di apologia di fascismo, come se la rievocazione di pezzi di storia nazionale, resa più appetibile agli studenti attraverso rappresentazioni scenische fedeli dell’epoca, equivalesse a propaganda. Capofila degli “sdegnati” il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, secondo il quale «sarebbe stato necessario spiegare per bene gli orrori di quegli anni e non crediamo che sia stato fatto».

Il sindaco: una polemica insulsa

«Una polemica insulsa e davvero inadeguata – ha reagito all’attacco il sindaco di Sant’Arpino –  abbiamo organizzato con attenzione e passione queste giornate, in collaborazione con le scuole , impeccabile e magistrale il lavoro di dirigenti e soprattutto allievi. Rievocare, raccontare, rappresentare certo non significa propagandare». Frutto di un lavoro certosino e di lezioni attente e precise di storia – ha spiegato il professore Giuseppe Dell’Aversana– quello che i nostri alunni hanno portato in scena, è frutto di ore di lezioni, ore di attività didattiche durante le quali gli allievi imparano cosa accadeva diversi anni fa, in tutte le epoche e in molti paesi, studiano orrori e glorie del passato, errori e gesta eroiche.» Una triste e inutile polemica – conclude il professore –  utile solo a sporcare l’entusiasmo e l’egregio lavoro svolto dai ragazzi. Il Mattino riporta anche il giudizion del direttore scolasti dell’istituto di Succivo, Mario Nocera, che si dice fiero del lavoro svolto dai professori.  «È giusto e sano che gli alunni conoscano ogni pagina della storia e se capita loro di portare in scena azioni, gesti o storie riprese dal passato questo non significa certo che si sta facendo apologia».