Renzi parla dei suoi guai in Tv, ma può consolarsi: fa più ascolti di Crozza…

Scherzando lo ha definito «lo sgabuzzino della tv», eppure Maurizio Crozza nel suo esordio in prima serata sul Nove, con lo show Fratelli di Crozza, ha fatto numeri di tutto rispetto: 1 milione e 434mila spettatori per uno share del 5.4%, attestandosi a un passo da Mi rifaccio vivo su Rai 3 (1.455.000 spettatori, share 5.8%) e superando sia la seconda puntata di Italia’s got talent su Tv8 (1.372.000 spettatori, share 5.3%), sia l’approfondimento politico di Bersaglio Mobile – Speciale caso Consip su La7 (684mila spettatori e share del 3%).

Crozza imita Emiliano e “grazia” Renzi

La formula del nuovo show del comico genovese è molto simile a quella di Crozza nel Paese delle meraviglie, con tante imitazioni e molta politica, con la scissione del Pd al centro della scena. Crozza si è concentrato su Michele Emiliano, mentre, nonostante la cronaca politico-giudiziaria lo stia travolgendo, non ha proposto uno dei suoi cavalli di battaglia: Matteo Renzi. L’ex premier ed ex segretario Pd ha comunque avuto un suo personale boom di ascolti nel cosiddetto access prime time, la fascia che precede la prima serata. Renzi è stato ospite di Otto e mezzo su La7, dove ha affrontato il tema dei guai giudiziari del padre affermando tra l’altro che «se mio padre ha commesso qualcosa non solo è giusto che vada subito a processo, se è colpevole ritengo sia giusto che abbia una pena doppia». 

L’ex premier fa un boom di ascolti su La7

La puntata di Otto e mezzo ha ottenuto il 7.5% di share e quasi due milioni di spettatori. Per la precisione 1 milione e 988mila. Un risultato per il quale il deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, su Twitter ha scritto: «Boom di ascolti e colpo giornalistico. E se avesse ragione Minoli su parte del canone Rai a gara per l’informazione?». «Mettiamo a gara tra pubblico e privato una quota del canone nell’interesse del cittadino-telespettatore. Una gara naturalmente su progetti specifici di servizio pubblico», è stata la proposta di Giovanni Minoli, per il quale i soldi in più che la tv pubblica incasserà grazie al canone in bolletta andranno a «tutto vantaggio della Rai senza nessuna ragione e senza nessun tornaconto per il cittadini».