Processo penale, passa la fiducia al Senato. Critiche da toghe e avvocati

Con 156 voti a favore, 121 contrari e un astenuto il Senato ha votato la fiducia al ddl di riforma del processo penale. Il provvedimento torna ora all’esame della Camera.

Come cambiano la prescrizione e alcune pene

Così come è stato licenziato da Palazzo Madama, il testo prevede diverse deleghe legate al regime delle prescrizioni, alle intercettazioni, all’ordinamento penitenziario. Fra le norme del ddl si segnalano, poi, l’inasprimento delle pene per il voto di scambio politico-mafioso, per il furto in abitazione, lo scippo e la rapina e per l’estorsione aggravata. Quanto alla prescrizione, per alcuni reati contro minori, è previsto che decorra dal compimento della maggiore età della vittima, salvo che la notizia del reato sia precedente al compimento dei 18 anni. Il provvedimento dispone inoltre che l’interruzione della prescrizione non può comportare l’aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere anche per i reati di corruzione, concussione, peculato. 

Nuove norme per intercettazioni e trojan

Per quanto riguarda le intercettazioni, la delega, oltre alle misure per garantire la riservatezza, introduce una fattispecie di reato legata alla diffusione di immagini o conversazioni telefoniche captate in modo fraudolento. Inoltre, non possano essere in alcun modo divulgati e pubblicati i risultati di intercettazioni che abbiano coinvolto occasionalmente soggetti estranei ai fatti per cui si procede. Sarà punibile con la reclusione fino a 4 anni, poi, chi diffonde registrazioni tra privati, effettuate in modo fraudolento, che hanno lo scopo di infangarne la reputazione. Nessuna punibilità, invece, se le registrazioni servono a integrare una prova in un processo, sono utilizzate per la difesa o rientrano nel diritto di cronaca. Infine, viene disciplinato l’uso dei cosiddetti “trojan”, stabilendo che l’attivazione avvenga con comando attivato da remoto e non con il solo inserimento del “captatore” informatico. 

Le critiche dei magistrati

L’approvazione del provvedimento è arrivata in un clima di ostilità da parte degli avvocati penalisti e di scontento per alcune norme da parte dei magistrati. In particolare, l’Associazione nazionale magistrati ha criticato la norma che concede alle procure un massimo di tre mesi, prorogabili di altri tre, per chiedere il rinvio a giudizio o il proscioglimento dell’indagato, al termine delle indagini preliminari. In caso contrario, il fascicolo viene avocato dal procuratore generale. Fanno eccezione i reati di mafia e terrorismo, per i quali il tempo previsto arriva a un anno. 

I penalisti proclamano lo sciopero

La giunta delle Camere penali, invece, ha puntato l’indice contro la scelta di porre la fiducia. «Sottrarre il ddl di riforma in materia penale al confronto e alla discussione del Parlamento costituisce una gravissima lesione, di fronte alla quale i penalisti italiani non intendono tacere, e rappresenta una intollerabile mancanza di rispetto per le regole basilari di metodo e per i principi che devono caratterizzare la funzione legislativa quando essa incide su fondamentali diritti costituzionali», hanno fatto sapere i penalisti, proclamando «l’astensione dalle udienze e da ogni attività nel settore penale dal 20 al 24 marzo»