Parma, in ventiquattr’ore salvati dal soffocamento tre bambini

Un seme di girasole, briciole di noccioline, una carota. Bocconi traditori che stavano per costare la vita a tre bambini, salvati dal soffocamento all’ospedale Maggiore di Parma. Tre interventi d’urgenza che si sono susseguiti nel giro di sole ventiquattr’ore nella Struttura di Pneumologia ed Endoscopia toracica dell’azienda ospedaliero-universitaria. Il primo nel pomeriggio di martedì scorso, su un bimbo di due anni di Salsomaggiore; il secondo l’8 marzo su una piccola di due anni di Reggio Emilia, e il terzo sempre ieri intorno alle 13 su un bimbo di Parma di dieci mesi. Tutti e tre, arrivati in urgenza all’ospedale dei bambini della città emiliana – riferiscono dall’Aou – presentavano una grave insufficienza respiratoria causata dall’involontaria inalazione di frammenti di cibo. Ora sono tutti in buone condizione. Il bimbo di Salsomaggiore ha già fatto ritorno a casa, mentre gli altri due saranno dimessi a breve.

Parma, soffocamento da seme di girasole

«I bambini – spiega Maria Majori, da oltre quindici anni pneumologo interventista della struttura parmigiana diretta da Angelo Gianni Casalini, e autrice dei tre interventi – presentavano evidenti segni di stress respiratorio, con un polmone escluso dalla ventilazione, e siamo quindi dovuti intervenire in urgenza in sala operatoria utilizzando un broncoscopio rigido con specifici strumenti vista l’età dei pazienti». L’operazione più difficile è stata quella sul  piccolo di dieci mesi, che aveva inalato un seme di girasole due giorni prima. È stata la più delicata, precisa Majori, perché «le vie aere di un paziente di  mesi sono estremamente ridotte e gli strumenti da usare sono di dimensione quasi minuscola. Bisogna quindi intervenire
con la massima precisione per recuperare i corpi estranei e non causare nessun trauma al paziente. È stato necessario portare il bimbo in sala operatoria, procedere all’anestesia, anch’essa molto delicata su paziente di questa età, e infine rimuovere il seme di girasole finito nel polmone».