Orrore a Palermo, la figlia della vittima: chi ha ucciso deve fare la stessa fine

“Papà, papà, non ci credo che sei morto. Perché lo hanno fatto? Non meritavi di fare questa fine. Spero che quest’assassino faccia la tua stessa fine. Papà…”. Piange a dirotto e urla una delle due figlie, ancora minorenni, di Marcello Cimino, il clochard bruciato vivo la notte scorsa mentre dormiva nel giaciglio sotto i portici della Missione dei Cappuccini. La ragazza è accompagnata dal fidanzato, giovanissimo anche lui, dalla sorella ancora più piccola e dalla mamma, Iolanda. “Mio padre era una persona buona – dice poi parlando con i giornalisti – Lo avevamo sentito con mia sorella ancora la scorsa settimana. E anche questa volta, gli avevamo chiesto di tornare a casa. Ma lui stava bene qui”. L’altra sorella, occhi verdissimi, minuta, con i jeans strappati, piange a dirotto. Porta un mazzo di fiori e lo sistema nel luogo in cui è stato ucciso il padre.

“Solo un mostro può bruciare viva una persona. Spero che lo prendano al più presto. Questo mostro ha lasciato due ragazzine senza un padre”. E’ lo sfogo di Iolanda, la moglie di Marcello Cimino. La donna è arrivata con le sue due figlie sul luogo dell’omicidio. Racconta che la vittima “aveva una casa in cui vivere, un alloggio popolare al villaggio Santa Rosalia, ma da tempo aveva deciso di vivere qui dai cappuccini dove si trovava bene”. Se ne era andato lui di casa un anno e mezzo fa “perché aveva qualche vizio – racconta la moglie tra le lacrime – e aveva preferito andare via per il bene della famiglia”. Ma continuava ad avere rapporti con la moglie e le figlie, sopratutto con le due ragazze, entrambe minorenni. “Aveva sentito le mie figlie pochi giorni fa – dice la moglie – e, per l’ennesima volta, le ragazze gli avevano chiesto di tornare a casa. Ma lui preferiva restare qui”. “Gli uomini sono diventati dei mostri – dice ancora la moglie -Marcello non era capace di fare del male a nessuno. Era buono d’animo ma aveva le sue disgrazie. Hanno tolto un padre a due figlie adolescenti”. Le due figlie gridano il nome del loro padre piangendo a dirotto: “Deve pagare per quello che ti ha fatto”, dicono abbracciate alla loro madre.

Mimmo Scafidi, responsabile della Missione San Francesco dei frati minori Cappuccini di Palermo, dice di essere stato colpito alla gentilezza di Cimino: “Era una persona cortese, disponibile, sempre pronta ad aiutare i volontari e a dare una mano quando occorreva. Non ho mai visto in lui segni di atteggiamenti violenti”. Insieme a lui, nel giaciglio improvvisato sotto i portici vivevano altre tre persone. “Per puro caso non si trovavano con lui ieri sera – spiega -, sono dei miracolati perché le vittime di questa barbarie potevano essere di più”.

Le indagini sono coordinate dal Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. I magistrati hanno a disposizione il video in cui si vede l’assassino che si avvicina alla vittima versandogli addosso un secchio con benzina e poi gli dà fuoco. Sembra che anche l’omicida si sia ustionato. Un elemento importante a disposizione della Squadra mobile e della Procura. E proprio sul video diffuso questa mattina, la stessa Procura ha aperto un fascicolo per i reati di violazione del segreto istruttorio e favoreggiamento.