Notizie poco rassicuranti dai mercati per il Vecchio continente e per l’Italia

Le notizie più importanti vengono questa settimana dai mercati Asiatici, in complessivo lieve rialzo, nonostante le tensioni geopolitiche per il lancio dei missili della Corea del Nord, come testimonia il leggero apprezzamento dello Yen, sulle valute concorrenti dell’aera, mentre la borsa di Seul resta comunque stabile, dopo l’onda di vendite di venerdì scorso, seguite all’annuncio delle restrizioni turistiche verso la Corea dalla Cina.

Peraltro, il Premier cinese, nel suo intervento pubblico, ha anticipato per quest’anno un Pil intorno al 6,5% . Un livello più basso rispetto alle previsioni iniziali che lo davano tra il 6,5 e 7%, ma sicuramente positivo, atteso che l’economia cinese è cresciuta del 6,8% nel quarto trimestre, scorso, sostenuta da un aumento della spesa pubblica e dalla liquidità record concessa dalle banche. Ma, anticipiamo subito che l’economia deve fare i conti con il mercato immobiliare in calo e le possibili misure protezionistiche dagli USA, cosa che rende plausibile la stima prudenziale del Premier.

La Cina rilascerà i dati commerciali mercoledì. Si prevede che il report mostri un surplus commerciale del paese in calo a 25,0 miliardi di dollari il mese scorso dai 51,4 miliardi di gennaio. Verranno, inoltre, pubblicati i dati sull’indice dei prezzi al consumo ed alla produzione che dovrebbero mostrare prezzi al consumo in aumento dell’1,6, mentrei prezzi alla produzione in aumento del 7,7%.

Sul fronte americano, la borsa di Wall Street ha chiuso venerdì scorso in lieve rialzo, scontando (dicono gli analisti) la stretta dalla Fed di marzo. Le previsioni sono di crescita. Il prezzo del petrolio greggio rimane stabile sotto i 54$ il barile.

L’attenzione dei mercati finanziari globali è rivolta ai dati sull’occupazione USA che verranno comunicati venerdì prossimo e che, nel caso fossero positivi, potrebbero spingere la Federal Reserve a decidere di aumentare i tassi di interesse durante il vertice di marzo. Si prevede che i dati mostrino la creazione di 190.000 posti di lavoro questo mese, dopo un aumento di 227.000 a gennaio; per il tasso di disoccupazione si prevede un calo dello 0,1% al 4,7%, mentre per la retribuzione oraria media un aumento dello 0,3%. Oltre al report, sono attesi i dati USA su ordinativi industriali, dati commerciali, report ADP sull’occupazione non agricola, richieste di sussidio di disoccupazione e prezzi all’importazione.

In Europa, invece, la notizia di un prossimo rialzo dei tassi in America, ha sparigliato i mercati finanziari, finendo per colpire le economie più deboli dell’area. In particolare, la risalita dei tassi anche sul bund si vede dal decennale italiano che rende il 2,1%.

Nella zona euro, gli investitori attendono l’esito del vertice della BCE di giovedì, alla ricerca di indicazioni sul futuro esito del massiccio programma di stimolo in atto nella regione. Si prevede che la BCE decida di lasciare invariati i tassi di interesse nonostante i recenti dati sull’inflazione e sulla crescita. La decisione sarà seguita dalla conferenza stampa del Presidente Mario Draghi, dove, per inciso, è prevedibile che Draghi eviterà di fare riferimenti alla riduzione del programma di stimolo, mentre si atterrà alla posizione che vede l’inflazione temporanea, la crescita fragile ed i rischi politici che pesano sulle previsioni, rendendo necessario ancora uno stimolo.

Secondo un recente sondaggio Reuters la prossima variazione alla politica monetaria potrebbe arrivare alla fine dell’anno o l’anno prossimo, a causa delle prossime elezioni che interesseranno diversi paesi dell’Unione.

E’ evidente che, in tale contesto, il nostro Paese è destinato ad essere la prima vittima di un cambio della politica monetaria.