Nicola Pasetto: ​un destino beffardo come quel rubabandiera in questura a Rovigo

A vent’anni dalla sua tragica scomparsa Nicola Pasetto verrà ricordato in Veneto con due iniziative significative: la prima a Padova  Martedi, 28 marzo ,ore 21.00 nella Sala Conferenze Riviera Ponti Romani, 56 a cura dell’ Associazione Culturale Destra Veneta con un video ricordo e testimonianze dal vivo; la seconda a Verona Mercoledi 29 Marzo, ore 20.30 al Teatro Camploy a cura dell’Associazione Lorien con un Concerto della Compagnia dell’Anello e La Vecchia Sezione  e omaggio agli ZPM per il quarantennale del gruppo.

Parlare di Nicola Pasetto a vent’anni dalla sua scomparsa non è mai semplice e chi ne parla con Nicola ha sempre avuto un rapporto schietto e legato ad una militanza in cui abbiamo condiviso tanta militanza nella buona e nella cattiva sorte.  Siamo stati, praticamente nello stesso periodo, entrambi  dirigenti di due dei  centri provinciali del Fronte della Gioventù tra i più attivi del Nord come quello di Padova e quello di Verona. Due città differenti in cui il clima era diverso e spesso invidiavo a Nicola l’agibilità politica di cui poteva godere la Destra nella città scaligera.

Ricordo quando nell’estate 1979 Nicola fu nominato responsabile del Fronte di Verona e le sue prime partecipazioni al Coordinamento Regionale. Spesso ci scambiavano idee e modelli di volantino per poi riprodurli con i mitici ciclostili Gestetner di cui erano dotate le sedi del Movimento Sociale. Si trattava di duplicatori per produrre manualmente volantini in piccola tiratura che garantivano un’economia di gestione per chi come noi faceva la militanza,autofinanziandosi.

Uno degli episodi che non dimenticherò mai fu quando a Rovigo, chiamati dall’allora dirigente regionale Franco Giomo, ci recammo per tutelare alcuni dei nostri aderenti che dovevano testimoniare ad un processo contro esponenti di Autonomia in qualità di vittime. I comunisti di allora avevano mobilitato il Triveneto per organizzare una presenza intimidatoria in grado di impedire ai “nostri” di poter deporre in aula. Per questo motivo ci mobilitammo e ci recammo tutti a Rovigo nella vecchia sede di via Mazzini posta vicino al Tribunale di allora. In quel giorno ci furono degli scontri tra opposte fazioni in cui comunisti ebbero la peggio. Alla fine subimmo l’assalto, con tanto di sassaiola, contro la Federazione del Movimento Sociale, dove ci eravamo rifugiati. Alla fine vi fu l’intervento della Polizia che fece allontanare i facinorosi e intervenne per identificare solo i militanti del Fronte che nel frattempo si erano asserragliati nella vecchia sede. Dopo una trattativa che richiese anche l’intervento del segretario nazionale Fini, fummo tradotti nella questura Rovigo. E così io, Nicola e Monica Pasetto, Luca Bajona e una trentina di militanti ci trovammo nel cortile della Questura per essere identificati ed interrogati.

In questura passammo molte ore per una procedura certosina e molto zelante. Ricordo che per ingannare l’attesa organizzammo nel cortile un “rubabandiera” sotto gli occhi impotenti dei questurini. Divertirsi con fare goliardico con il famosissimo gioco del fazzoletto la diceva lunga sul livello di sfida che ci animava come militanti nei confronti di quello che consideravamo un vero e proprio regime. Alla fine del gioco fummo tutti identificati e denunciati per i reati di radunata sediziosa e violenza subendo anche un procedimento giudiziario che poi cadde in prescrizione.

Una indagine giudiziaria che permise qualche anno dopo ad un giornalista dell’Espresso di definire Nicola, il sottoscritto ed altri dirigenti di allora come ” picchiatori fascisti “.In quell’occasione denunciammo l’autore dell’articolo e una volta tanto l’Espresso perdette la causa per diffamazione. Queste  piccole storia che fa capire quanto condivisa fosse la militanza di allora, quanto fossero condivise le preoccupazioni e le responsabilità che aumentarono con la crescita politica della nostra comunità. Mi ricorderò sempre quando nel 1981Nicola fu protagonista di un’abituale zuffa tra squadre di attacchini di opposte fazioni nella  quale, avendo avuto la fortuna di avere la meglio, fu arrestato e passò un mese in carcere fino al processo che lo vide assolto. Ricordo che per tranquillizzare gli animi dei militanti noi Padovani andammo a Verona in  gruppo e riuscimmo a salutare Nicola dalle sbarre urlando dalla strada la nostra solidarietà sotto gli sguardi attoniti della Polizia Penitenziaria.

Come dimenticarsi del conflitto che si innescò nel gruppo veronese nel 1986 quando vi fu la rottura tra Comencini e il gruppo del Fronte. Fu uno vero e proprio scontro che portò Nicola ad essere espulso dal Partito con l’azzeramento del Centro provinciale giovanile. Nicola che non si dava ragione per questo provvedimento smontò con i ragazzi del Fronte le porte della Federazione nella nuova sede di Largo Porta Vittoria. Nonostante l’espulsione noi mantenemmo sempre i contatti e il gruppo di Nicola continuò l’attività militante nel suo garage con la sigla Fare Fronte. Dopo due anni di esilio “i garagisti”, come li chiamava il papà di Nicola, rientrarono nel Fronte della Gioventù e diedero avvio alla riconquista della Federazione. Tutto accadde nello stesso periodo in cui anch’io assunsi l’onere e il compito di guidare la Federazione di Padova. In parallelo scambiandoci frequentemente documenti, mozioni e interrogazioni fummo puntuali accusatori del malcostume e della corruzione della classe politica italiana dell’arco costituzionale ben prima che esplodesse Tangentopoli. Poi la sua elezione alla Camera nel 1992 che interruppe a suon di preferenze l’era di Franco Franchi dopo sette legislature in Parlamento. A seguire la sua rielezione nel 1994 e nel 1996 con tanta attività e protagonismo politico che balzò agli onori delle cronache e ne fece un leader riconosciuto e stimato da tutti. Poi quella tragica notte di 20 anni fa, quel sabato 29 marzo 1997: quello schianto assordante nella notte a bordo della sua automobile sull’autostrada “Serenissima”all’altezza di Montebello .Un fuori strada fatale in cui se ne andò un fratello di tante battaglie riflessivo, intelligente e generoso. Ci rimane quel sorriso beffardo quegli occhi che non mentivano mai neppure quando, come i ragazzi della via Pàl, giocavamo a “rubabandiera”  in Questura.