Muore dopo 29 anni di coma: marito e figlie non hanno mai voluto staccare la spina

Una storia esemplare, quella di Angela Calise Moroni  e della sua famiglia, che testimonia l’amore sacro per la vita, in qualunque forma essa si sviluppi e prosegua il suo corso. E a dibattito sul fine vita perennemente in corso, che chiama in causa politici e uomini di chiesa, privati cittadini e istituzioni tutte, una famiglia di Avezzano come tante, offre un esempio di vita vissuta fino al suo ultimo istante, come poche al mondo.

Angela, 29 anni nel tunnel senza ritorno del coma

E la storia è quella di Angela Calise Moroni, in coma irreversibile per 29 lunghissimi anni. Una vita, la sua, passata per lo più in stato vegetativo, come accaduto – per ragioni diverse – a Piergiorgio Welby e a Luana Englaro ma che, diversamente da quanto accaduto a loro, nel caso di Angela ha avuto un epilogo diverso. Lei non ha chiesto di staccare la spina e suo marito e le sue figlie si sono sempre fieramente opposte anche solo a prendere in considerazione questa eventualità. Mai, neppure a ridosso della malattia e delle sue tragiche conseguenze, quando 29 anni fa la donna – una moglie e una madre affettuosa e premurosa – cadde in terra per le conseguenze di un’influenza che lei sopportava assolevendo alle sue mansioni quotidiane: un malore che la colse mentre preparava la cena a suo marito e alle sue figlie. Figlie che Angela non ha potuto vedere crescere, innamorarsi, sposarsi e diventare madri aloro volta di nipoti che la nonna non avrebbe mai potuto veder nascere e diventare grandi. «Una vita umana resta tale fino a quando il Signore non la toglie», ha ribadito ancora all’indomani della morte della donna, il marito, Nazzareno Moroni.

Quel rifiuto dell’eutanasia a dispetto di tutto e tutti

Una vita che si è definitivamente spezzata ieri, nella sua casa di Avezzano, dove la donna veniva assistita e amata nel silenzio e coi i gesti di cura che quotidianamente i suoi, marito e figlie, gli riservavano da quando, confermata dai medici l’irreversibilità del coma, alla famiglia di Angela veniva proposto di staccare la spina cèerché tanto non c’era più niente da fare. Ma per il marito Angela non avrebbe «mai smesso di vivere, per l’eternità». E così, rifiutato l’espianto degli organi che l’ospedale di Chieti aveva richiesto, l’ha riportata a casa e curata amorevolmente, opponendosi a ogni interruzione di assistenza. Una decisione personale, motivata dalla fede dall’amore, e giustificata pubblicamente con un netto rifiuto dell’eutanasia e nel segno del rispetto della vita, sempre e comunque. Anche a dispetto di quanto accaduto quel terribile 25 gennaio del 1988 quando una madre di cinque figlie, che si era sentita male, ha smesso di vivere, ma non di esistere. Fino a ieri.