Memoria tedesca e zio falangista: l’Europa spezzi le catene della storia

La vera sfida per l’Europa di oggi e di domani? Non sono lo spread, i parametri da rispettare, le politiche del rigore. Paradossalmente neppure l’emergenza immigrazione e le relative politiche di contenimento. Il discorso è un po’ più complicato e tutti li ricomprende. È ancora e sempre il discorso della memoria, i conti con la Storia e le tante storie non risolte, che stanno alle nostre spalle e all’interno delle famiglie d’Europa. Sono le vicende, piccole e grandi, che segnano gli album dei ricordi personali e collettivi, nel detto e non detto delle memorie di milioni di europei, sui quali pesa l’elaborazione di un passato che non passa.

La Germania ossessionata dal nazismo

È il caso della Germania, ossessionata dal nazismo e dalle colpe collettive, che ne hanno accompagnato la memoria da settant’anni a questa parte, soffocandone il legittimo orgoglio nazionale e facendone letteralmente a pezzi la Storia. Una Storia moderna nella quale non c’è solo il dramma dell’Olocausto, ma c’è anche l’esodo di milioni di tedeschi da Est ad Ovest, la morte di un milione di soldati nei lager degli alleati, la divisione del territorio nazionale tra due sfere di controllo, quella occidentale e quella sovietica.

La storia del giovane falangista

È la vicenda emblematica della Spagna, così come emerge dal recente romanzo di Javier Cercas (“El monarca de las ombras”). Protagonista Manuel Mena, lo zio dello scrittore. Nella storia del giovane, falangista, sottotenente di un’unità d’assalto, morto diciannovenne in battaglia “nella difesa dei suoi ideali” – dice Cercas – c’è una Spagna che stenta a fare pienamente i conti con la sua Storia e con l’enigma di un mondo in cui – parla lo scrittore – “il fascismo e il comunismo hanno rappresentato nel passato l’avanguardia, la promessa di una politica ribelle, che seduceva i giovani annunciando il nuovo rispetto alla vecchia politica”.

La ragione politica e la ragione morale

Da qui la catarsi e la “redenzione” personale e familiare, rispetto ad un orizzonte ben più complesso di quello propagandato dalla vulgata corrente, in cui la ragione politica (quella dei difensori della Repubblica, in cui Cercas si riconosce) si scontra con una diversa ragione morale, che fa dire allo scrittore: “Non posso accettare che chi uccideva sacerdoti e monache a sangue freddo possedesse la ragione morale. Mio nonno Paco (sindaco falangista di Ibahernando, ndr) e Manuel Mena erano dalla parte sbagliata della Storia, ma non furono necessariamente canaglie. E io non mi sento migliore di loro, che furono capaci di giocarsi la vita per difendere i valori in cui credevano”.

Il Ventennio fascista

È la nostra Storia, nella parte ancora censurata, quella del Ventennio fascista, con la stagione del consenso, e del drammatico epilogo della guerra civile, segnata dalla “lunga zona grigia”, in cui Renzo De Felice identificava l’atteggiamento di estraneità degli italiani. È il “sangue dei vinti”, grande libro-denuncia di Giampaolo Pansa, impegnato a svelare la “storia bugiarda” dei vincitori, “storia bugiarda” che, malgrado tutto, viene ancora presa per buona. E’ la vicenda dei “padri fascisti”, i giovani volontari di Salò, con cui Pierluigi Battista ha invitato a fare i conti, rompendo finalmente un clima di ignoranza e conformismo.

I padri volontari della Rsi

È – in sintesi – la Storia complessa e stratificata dell’Europa, della quale fanno parte, insieme alle vittime dell’Olocausto, ai perseguitati politici antifascisti, ai portati di un Secolo tragico, sviluppatosi sull’onda della Rivoluzione del ’17, i drammi tedeschi, i morti della guerra civile spagnola, le stragi italiane dell’aprile 1945, i dimenticati delle foibe e tanti altri ancora. Con queste storie l’Europa deve sapersi confrontare, uscendo finalmente fuori dalle zone d’ombra dell’omertà. In gioco non ci sono solo le memorie dei tedeschi “divisi”, dei parenti falangisti o dei padri volontari nella Rsi. In gioco c’è il presente e l’avvenire d’Europa.