Mai più moderati, complici del gender: l’accusa in un libro di Fabio Torriero

Ha fatto molto discutere, nei giorni scorsi, la foto virale della drag queen e della donna col niqab fotografate insieme in metropolitana. “Questo è il futuro che vogliono i liberali” , recitava il post che l’accompagnava. Nell’intenzione dell’autore non c’era alcuna ironia. C’era la dichiarazione, resa in polemica con la politica di Trump, che la libertà “vera” fosse proprio quella. Consistesse cioè nello scegliersi un’identità grottesca (anzi, più si è grotteschi, più si è promotori di “libertà”) e di esibirla in uno spazio pubblico ridotto a vagone di una qualsiasi metropolitana.

Non s’è trattato di un semplice e misero gioco “social”, come i tanti e i troppi che devastano le giornate degli individui interconnessi . Quel “gioco” conteneva invece un devastante messaggio ideologico: l’umanità e la società del “futuro” saranno diverse da come siamo abituati a considerarle. Nulla sarà più come prima: il concetto di natura è roba reazionaria. Non esiste alcuna identità, né sociale né di altro genere.

Un’idea pervertita della libertà

La tragedia è che questa idea pervertita della libertà sta diventando senso comune. E si sta affermando così, perché, tra gli altri motivi, risulta promossa da sulfuree forze finanziarie.

Dobbiamo rassegnarci? Neanche per sogno. La lettura di libri come quello, appena uscito, di Fabio Torriero, Il futuro dei cattolici in politica (Giubilei Regnani, pp. 165, eu. 14,00) è motivo di conforto e di incitamento. Si può e si deve resistere. Resistere e, possibilmente, contrattaccare. Fabio centra il cuore del problema quando identifica la posta in gioco in questa contrapposizione: “E’ lo scontro in atto, apocalittico, tra i sostenitori della società radicale di massa” e i sostenitori della “società naturale di massa, che attinge le sue fonti al diritto naturale e alla tradizione dei popoli”.

Al di là della destra e della sinistra

E’ un diverso modo di intendere la dialettica politica, ben al di là del confronto, ormai logoro, tra destra e sinistra. “Oggi le divisioni non attengono unicamente a ricette economiche, sociali, politiche. Non riguardano più la visione della società, secondo parametri e codici ideologici passati (come accaduto nel Novecento), ma hanno a che fare con la concezione stessa dell’umanità minacciata nelle sue fondamenta ontologiche” .

“La battaglia politica del futuro – secondo l’autore – sarà soltanto valoriale”. Ad alimentare la contrapposizioni politiche, non saranno più, come nel Novecento, le opposte visioni del mondo, ma le diverse visioni dell’uomo. I “valori antropologici” sono e saranno sempre più il “nuovo discrimine della politica”.

Al dunque, la donna col niqab e la drag queen in metropolitana vanno sottratte  all’effimero e  all’intossicazione ideologica quotidiana: sono in realtà segni dei tempi e come tali vanno catalogati insieme a tante altre manifestazioni mediatiche apparentemente innocue e folkloristiche. Occorre conquistare un nuovo codice di interpretazione. Occorre una nuova consapevolezza culturale.  

L’occasione persa del Family Day

Perché qui sta il punto su cui il libro di Torriero ci invita a riflettere: la promozione della società radicale di massa (gender, eutanasia, cannabis libera e legale) si appoggia a una cultura sofisticata, nonché ben ramificata nell’attuale sistema di potere, mediatico e non. Mentre invece la società naturale di massa è, al momento, una reazione spontanea, ricca certo di storia e cultura, ma ancora disarticolata, priva di una sua compattezza culturale, di una sua contro-storia o, per usare un termine oggi in voga, di una sua contro-narrazione.

Il riferimento esplicito di Fabio è al Family Day, del gennaio dello scorso anno, un'”occasione persa”, come si legge nel libro. “I suoi capi – scrive Torriero – avrebbero dovuto annunciare la nascita di un soggetto politico nuovo, forte di milioni di persone arrabbiate”. Invece, la “sudditanza” verso la Cei ha “bloccato gli ardori”. E s’è trattato di una Cei “indisposta verso una piazza, a torto definita contrappositiva, muscolare, poco misericordiosa” .

Il fallimento del cattolicesimo liberale

Non fa sconti a nessuno, l’autore, in questo libro che è pamphlet e manifesto insieme ( nel volume è indicato l’elenco dei “valori non negoziabili”). Non li fa alla Cei e non li fa nemmeno alla “rappresentanza parlamentare dei cattolici”. La critica non è solo politica, ma storica e ideologica. Torriero analizza i limiti delle vecchie formule che hanno fatto da cornice all’impegno politico dei cattolici del passato: l’unità politica prima (al tempo della Dc) e l’unità sui valori poi (al tempo della Seconda repubblica).

Al fondo c’è il limite culturale del cattolicesimo liberale, “un pensiero ambiguo e debole che ha frenato e bloccato sia il cattolicesimo sia il liberalismo”.

Tutti questi limiti emergono oggi, con l’esplosione di una crisi senza precedenti, una crisi che è culturale ed economica insieme. E una crisi che viene da molto lontano, quasi fosse scritta all’interno stesso del dna filosofico del sistema di organizzazione della società occidentale. Esiste un legame profondo “tra il mercato globale e, ad esempio, il gender: sono emanazioni del capitalismo liberale, così come concepito dall’Illuminismo“. Basta insomma con i “moderati” basta con i “liberali” , che hanno aperto la strada al gender alla disumanizzazione della nostra società.

Un “fronte identitario antropologico”

E’ una critica “radicale” quella contenuta in questo libro, ma nel senso etimologico del termine, cioè di una critica che punta alle”radici” dei fenomeni.

La soluzione? Torriero pensa a un “fronte identitario antropologico” , composto “non solo da cattolici, ma anche da non credenti e, addirittura, da esponenti di altre religioni” , tutti accomunati dalla battaglia contro il neogiacobinismo delle élites e la “nuova umanità disumana“. Quella appunto degli “apostoli” della dissoluzione che incontriamo nello spazio pubblico immiserito e degradato dei nostri giorni.

Forse, a salvarci, sarà proprio un potente movimento di “smoderati”.