L’Ungheria sfida l’Europa: scatta la detenzione per i richiedenti asilo

L’Ungheria di Orban fa sul serio e continua a sfidare l’Europa sul terreno dell’immigrazione. Tutto è pronto per l’entrata in vigore della controversa legge che prevede la sistematica detenzione per tutti i richiedenti asilo in campi al confine costituiti di container. Tutti i profughi che entrano in Ungheria, insieme a quelli già presenti, saranno trasferiti in due centri di detenzione allestiti nelle cosiddette “zone di transito” alle frontiere con la Serbia e la Croazia, entro la barriera eletta lungo il confine per 175 km, dove resteranno in attesa dell’esame della domanda di asilo. La legge, approvata dal Parlamento lo scorso 7 marzo e fortemente voluta dal primo ministro Viktor Orban, si applica a tutti i rifugiati e migranti, compresi i minori di 14 anni.

Via alla detenzione dei richiedenti asilo

La mossa si inserisce nelle politiche per disincentivare i migranti da parte del governo di Budapest. «Le agenzie di protezione dei confini sono pienamente preparate per l’entrata in vigore della chiusura rafforzata dei confini il 28 marzo», ha riferito il ministero dell’Interno ungherese, «la polizia, le forze di difesa e l’Ufficio immigrazione e asilo hanno fatto i necessari preparativi per la messa in pratica delle misure richieste». Scopo delle restrizioni – ha chiarito il ministero – è quello di impedire che migranti con uno status non chiaro «si muovano liberamente nel territorio del paese e dell’Unione europea e di ridurre i rischi alla sicurezza connessi alla migrazione». In passato l’Ungheria già applicava la detenzione sistematica dei richiedenti asilo in arrivo, ma aveva sospeso la pratica nel 2013 in base alle pressioni di Bruxelles, dell’agenzia per i rifugiati Onu e della Corte europea per i diritti umani.  In queste ore l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha espresso preoccupazione per le nuove misure che, oltre a violare le convenzioni internazionali sui rifugiati, avranno un “impatto terribile” su persone già traumatizzate.

«Il governo Renzi ci ricattava»

Sul blocco della ricollocazione degli immigrati da parte dell’Ungheria collegata all’approvazione dei bilanci Ue il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, ha preso di mira l’Italia. «Il governo Renzi ci ha ricattati facendo pressione politica su di noi e sul resto dei Paesi dell’Europa centro-orientale per la ricollocazione dei migranti legata all’approvazione dei bilanci dell’Unione europea». Dichiarazioni pesanti riferite durante un incontro a Roma con alcuni media italiani. «Oggi – ha aggiunto il portavoce del governo guidato da Orban riferendosi al duro scontro dei mesi passati tra Roma e Budapest  – le cose non sono cambiate a livello europeo. Le pressioni politiche proseguono».