Lo schiaffone-Brexit non è bastato: la Ue ha rinnovato le sanzioni alla Russia

Bruxelles dà prova di una ottusità senza precedenti: lo schiaffone Brexit non è servito a farla rinsavire ora la Ue si avvia verso il baratro: l’Unione europea ha infatti rinnovato per altri 6 mesi una serie di sanzioni imposte alla Russia per la crisi ucraina. Le sanzioni, che sono state adottate a marzo 2014, includono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nei confronti di 150 persone e 37 entità che minano la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Con l’estensione di oggi, le misure restrittive saranno in vigore almeno fino al 15 settembre. “L’analisi della situazione non giustificava un cambiamento nel regime delle sanzioni”, dice la nota dei burocrati di Bruxelles. La lista di soggetti sanzionati include cittadini e società russe, come pure separatisti della Crimea e ribelli dell’Ucraina orientale. La “lista nera” è solo uno dei tre pacchetti di sanzioni indipendenti dell’Ue. Le sanzioni economiche destinate settori specifici dell’economia russa sono rinnovate ogni sei mesi e sono attualmente in vigore fino al luglio 2017. Qualcuno dovrebbe spiegare che Obama non c’è più, e che quindi la Ue non deve più ubbidire alla Casa Bianca. Inoltre la Ue potrebbe anche informarsi sulle ragioni del conflitto in Ucraina, anziché prendere per buone le ragioni di Washington.

Persino gli europeisti avvertono che la Brexit è un segnale

E mentre gli unici ad essere danneggiati dalle ingiuste e ingiustificate sanzioni unilaterali della Ue contro Mosca sono gli esportatori italiani, si accumulano i giudizi negativi sulla Ue: a 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma “il rischio di una paralisi politica in Europa non è mai stato così elevato e richiede una risposta unitaria”. E’ l’allarme lanciato da un europeista convinto come il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. “Non si può ignorare che l’euroscetticismo è crescente, anche se non è maggioritario, e rischia di condizionare” l’integrazione europea che è “assolutamente necessaria”, ha sottolineato il governatore, osservando che “l’incompletezza manifesta dell’Ue rischia di generare “chiusure rafforzando pericolose spinte centrifughe”. A pesare sugli equilibri dell’economia globale Brexit e l’avvento di Trump negli Usa. “La Brexit e le politiche non ancora ben definite di Trump sono possibili viatici di istanze disgregratrici – rileva – e il senso d’insoddisfazione delle popolazioni nei confronti delle politiche europee costituiscono tendenze che vanno approfondite per cambiare il modus operandi delle istituzioni europee”. A risentirne sarebbe tutta Eurolandia, Italia inclusa. “Rischi più elevati per le prospettive di medio termine dell’area dell’euro e dell’Italia potrebbero derivare dall’accentuarsi di un clima di incertezza e di pessimismo, che può scoraggiare i piani di spesa di famiglie e imprese e ostacolare il ritorno a un sentiero di crescita economica continua, bilanciata e sostenuta”, avverte Visco. E se è preoccupato lui….