L’ex ideologo Becchi: “Il M5S è morto. Grazie a Grillo è un partito come gli altri”

Tutto finito, idee innovative tradite, democrazia diretta finita nel cestino. Genova, ovvero, M5S ultimo atto: il de profundis sul movimento che avrebbe dovuto rivoluzionare il sistema politico italiano ed ergersi a modello è recitato  da quello che fu il suo ideologo, il professor Paolo Becchi, che anche dopo i fatti di Parma, Livorno e Roma aveva espresso giudizi ultimativi sulla parabola del partito di Grillo. “Da quello che abbiamo visto la democrazia diretta non esiste nel Movimento. La democrazia diretta ha scelto un  candidato e d’autorità e d’imperio è intervenuto Grillo per dire: ‘No, questo candidato a me non va bene, checché ne dica la rete. Ai tempi di Casaleggio non sarebbe mai successo”, afferma il filosofo ed ex ideologo del Movimento Cinque Stelle, che da tempo ha preso le distanze dai grillini. E’ uscito dal riserbo di questi mesi commentando la situazione determinata dallo stop alla candidatura a sindaco di Genova di Marika Cassimatis, scelta dalla rete e bocciata da Grillo.

“Casaleggio vivo, non sarebbe mai accaduto”

“Questo è proprio il segno, ormai, di uno stravolgimento – sottolinea Becchi – Pensiamo a quello che era successo con la Bedori a Milano, quando aveva vinto. Casaleggio non si era assolutamente permesso di dire che quelle elezioni non erano valide e da rifare. Ha cercato, con un buon modo di fare, di dire che forse sarebbe stato meglio l’altro candidato, quello che lui apprezzava, e la cosa si è risolta così”.   “Ma Casaleggio – continua Becchi – non avrebbe mai messo in  discussione una decisione della rete. Questo confermava che la rete non era truccata. Il dato saliente è che tutto questo si rovescia contro M5S perché, se Grillo avesse accettato questa votazione sarebbe stata una grande prova di democrazia. Si è votato, ha vinto la candidata che non piaceva evidentemente a Grillo ma la rete è sovrana”.

Genova, l’ultimo colpo di coda

Così prosegue Becchi:  “Non hanno tenuto presente che molti attivisti, che non erano stati espulsi dal movimento, che non se n’erano andati, continuavano ad essere formalmente iscritti e sotto questo profilo avevano diritto di voto. Diciamo che tutti quelli che non sopportavano più la gestione e degli ordini impartiti dall’esterno si sono in qualche modo vendicati”. “Era del tutto evidente che il candidato su cui aveva puntato Grillo era Pirondini e con il ‘Metodo Genova’, che significa non solo capolista ma lista intera bloccata, il candidato sindaco si portava
dietro tutta la lista – spiega Becchi – questo tentativo sarebbe stato così il modo per estromettere completamente qualsiasi discussione, qualsiasi confronto critico all’interno del Movimento, perché la squadra di Pirondini sarebbe stata tutta omologa”.  “Ma è successo che hanno fatto i conti senza l’oste – conclude – E’ stato l’ultimo colpo di coda, credo, del vecchio Movimento, che ormai non è più quello che abbiamo conosciuto nel 2013. E’ stato l’ultimo colpo di coda di coloro che c’hanno creduto, che credevano che questo movimento fosse un modo per riportare i cittadini a contatto con la vita politica, che fosse basato sugli strumenti di democrazia diretta”. Tutto un bluff.

“Grillo responsabile: la democrazia diretta è morta”

“Grillo è estremamente responsabile perché il Movimento, che ormai sta andando nella direzione di un partito come tutti gli altri, con la rete non ha proprio più nulla a che fare. L’idea della democrazia diretta così è morta”.  “Grillo è andato contro le regole dello stesso Movimento in modo del tutto arbitrario – spiega ancora Becchi – Se si dice che in una città possono votare solamente gli iscritti residenti in quella città, tu non puoi far votare gli attivisti dell’intero Movimento su tutta Italia, contravvenendo alla regola che tu hai posto, che sulla regione
votano i residenti della regione e sulla città quelli della città”.