L’Europa delle burocrazie non scalda i cuori. Senza i popoli non ha futuro

Che sia senz’anima, lo dice ormai anche il Papa. Che la sua bellezza sia solo uno sbiadito ricordo, pure. Stiamo parlando dell’Europa, anzi della Ue, lanciata sessant’anni fa come sogno di pace, sviluppo e fratellanza tra le nazioni ma vissuta oggi come un incubo dai suoi cittadini, sempre più stretti nei lacci asfissianti delle sue burocrazie e sempre più sconcertati dalla sua inconsistenza politica a fronte delle sfide epocali dei tempi nuovi: immigrazione, welfare e commercio globale.

L’Europa vive ormai di retorica

Diciamolo senza infingimenti: l’utopia di un unione tra diversi, governata da una moneta priva di un governo, è fallita. Tanto è vero che per sopravvivere nelle coscienze la Ue è costretta ad appoggiarsi alla retorica delle “generazioni Erasmus” o alla magniloquenza delle sue enunciazioni di principio, tanto pompose nella forma quanto vuote nella sostanza. Inutile girarci troppo intorno: l’Europa come entità politica non esiste. Fin quanto ha potuto, ha retto intorno all’asse franco-tedesco, ma anch’esso appare ora parecchio arrugginito. La sua spinta propulsiva si esaurita e siamo in pieno girone di ritorno: la Gran Bretagna ha fatto bye bye, la Grecia vorrebbe farlo per ragioni diametralmente opposte e così pure la Polonia. È la conferma che i sacri egoismi nazionali contano ancora qualcosa perché tremila anni di storia, di guerre, di divisioni, di rivalità – sia pure all’interno di comune cornice di valori, di cultura e di religione – non si cancellano azzerando le identità in nome della pretesa di realizzare il mercato perfetto.

La Ue è un mostro burocratico fondato sul mercatismo

Vero, l’Europa è stata fonte perenne di conflitto, ma anche sorgente inesauribile di civiltà. Guardandola sul mappamondo somiglia ad una piccola appendice dell’Asia, senza la quale il mondo sarebbe stato ben altra cosa. Decisamente peggiore, per intenderci. Oggi al suo posto c’è un mostro burocratico nelle cui vene scorre l’ideologia mercatista a mo’ di antidoto alla sua vocazione al conflitto. Ma così l’Europa non è stata pacificata, semmai sedata, che è concetto diverso. Non a caso vive nel torpore e nell’irresponsabilità, incapace com’è di immaginare un destino comune che non sia quello del buonismo e dell’umanitarismo peloso e inconcludente. Ma è una consapevolezza che sembra sfuggire ai leader della Ue riuniti oggi a Roma per celebrare i 60 anni del Trattato istitutivo. In realtà, l’Europa è a un bivio: o decide di caricarsi di nuovo il fardello della storia dando vita a quegli Stati Uniti d’Europa legittimati dai rispettivi popoli o sarà risucchiata dai particolarismi. Così com’è, non regge più. E il tempo sta per scadere.