La politica, l’energia e la stramba baruffa degli ulivi pugliesi

Per qualche strambo malefizio l’Italia, un tempo Patria di grandi inventori e scienziati — giusto per gradire Leonardo, Volta, Negrelli, Paleocapa, Marconi, Natta, ma la lista è infinita … — e d’imperiosi modernizzatori — si pensi solo a Cavour, Paleocapa, Mussolini, Crollalanza, Mattei, Olivetti —,  da mezzo secolo, anno più anno meno, è condizionata da una rumorosa minoranza di reazionari bucolici, di passatisti “progressisti”. Di rompiscatole localisti ed egoisti. Di pensatori da osteria. Lo conferma, una volta di più, la penosa sceneggiata pugliese sui duecentoundici (211!) ulivi da espiantare (e poi reimpiantare) per permettere la realizzazione di un’opera  che permetterà di diminuire la nostra dipendenza energetica. Si tratta di un gasdotto — un filo di tubi sotterraneo e non invasivo — che scalderà le case degli italiani (pugliesi compresi), evitando altri sprechi e limitando l’inquinamento. Una cosa buona. Giusta. Seria.

Eppure no. Per i catastrofisti vari ed assortiti, i 211 ulivi non vanno traslocati. Nulla va toccato. I lavori vanno fermati. Con minacce, urla, sassi, scontri, barricate. Con il canto di “bandiera rossa” e “bella ciao”. La solita commedia, il solito copione. Stupidaggini, come in Val di Susa o in occasione dell’ Expò milanese. Purtroppo questa volta accanto ai soliti rottami post-comunisti e un po’ di povera gente mal informata, si sono schierati due personaggi potenti ma discussi e discutibili: il pingue governatore della Puglia Emiliano e l’imbarazzante sindaco di Napoli De Magistris. Due magistrati “prestati” alla politica che cercano un loro piccolo spazio nella deriva della sinistra post renziana. Con accenti e toni diversi, la spregiudicata coppia cerca ora di cavalcare una protesta inutile, perdente.

Per il Pd, o ciò che ne resta, la situazione è imbarazzante. Sul Corriere persino il prudente Pigi Battista ha stigmatizzato la ridicola “battaglia degli ulivi” e il ministro Galletti ha ridicolizzato gli improvvisati sponsors del tumulto salentino. Hanno ragione. Ma Galletti e Battista dovrebbero approfondire, spiegare, spiegarsi, interrogarsi. Magari, per capire perchè da decenni (leggendo qualche libro, male non fa…), proprio la sinistra e un certo mondo cattolico (affiancati sempre da un localismo accattone e affarista) interpretano e giustificano il passatismo, la stagnazione. Tutto in nome di un’Italia immaginaria (un panorama di sacrestie piene e sezioni aperte, campi verdi e industrie chiuse…) e, soprattutto, di ideologismi cretini, gretti interessi periferici e grandi investimenti stranieri.

La storia è nota. Oggi i tubi in Puglia, ieri le centrali nucleari, l’altro ieri il veto alla TV a colori e la condanna togliattiana alle autostrade e alla metropolitana milanese (l’Unità allora titolava: “roba da ricchi, gli operai vanno in tram…”, leggere per credere). È il declinismo in salsa catto-comunista. Ancora una volta, non ci stiamo. Ancora una volta continuiamo a preferire Marinetti, Crollanza ed Enrico Mattei. E dei 211 ulivi nulla c’interessa. Piantateli dove meglio credete o volete, ma portate il gas nelle nostre fabbriche, nelle nostre case. Alla svelta. L’Italia ha bisogno di energia e progresso. Di futuro.