La nuova tossicodipendenza tra stupefacenti antichi e moderni

Nuova emergenza droga: arrivano in pronto soccorso fuori di sé. I medici la chiamano tecnicamente agitazione psicomotoria. E, di fronte a casi simili, si mettono in cerca del fattore scatenante. Il sospetto è sempre lo stesso: intossicazione da alcol o droga. L’epilogo: in quasi un caso su due il ricovero in reparto psichiatrico. E’ il mondo dello sballo visto dal pronto soccorso. Uno spaccato che è la punta dell’iceberg di quello che succede in una notte qualsiasi di una qualunque città italiana, con le metropoli come Milano in cima alla lista. Uno su 4 (24,4%) di chi finisce sotto la lente di un Centro antiveleni come quello dell’ospedale Niguarda di Milano (centro di riferimento nazionale) ha tra i 18 e i 29 anni, il 23,6% tra i 30 e i 39. Insieme queste fasce d’età rappresentano quasi la metà dei casi di esposizione a sostanze d’abuso analizzati in una raccolta retrospettiva realizzata dalla struttura meneghina che si è focalizzata su situazioni gestite in emergenza. Un modo per cercare di rendere meno sfocato un universo che sfugge alle statistiche, e spesso sottovalutato: quello delle nuove droghe. Un punto innegabile, convengono gli esperti riuniti proprio nel capoluogo lombardo per un convegno sul tema, è che “si consumano, soprattutto fra i giovani. Ma non si sa in quale misura e con conseguenze non del tutto chiare”. Ketamina, cannabinoli sintetici, amfetamine e metamfetamine di nuova generazione: sono le classi principali a cui appartengono queste sostanze. Alle quali si aggiunge “un ritorno preoccupante dell’eroina e degli oppioidi di sintesi”.

Tra gli stupefacenti torna anche l’eroina

Tra le più note e diffuse lo shaboo, spiega Franca Davanzo, direttore del Cav. “Una droga che viene dai Paesi orientali come Filippine e Cina. Spacciata in forma di cristalli trasparenti, simili a quelli del sale grosso, questa sostanza potentissima è diventata famosa per i tanti reati commessi dai suoi consumatori”. Due le parole per descriverla: aggressività ed effetti devastanti per la salute, segnala la psichiatra Laura Cazzaniga. In 4 casi si citava l’uso di nuove sostanze psicoattive: in uno si dava come certa l’intossicazione da shaboo, in due si ipotizzava l’uso di Ketamina, per uno era citato il Mdpv, cioè metilenediossipirovalerone (catinone). L’uso di queste nuove droghe, precisano gli esperti, si perde nella casistica degli utenti dei pronto soccorso “soprattutto a causa della difficoltà di identificare le sostanze o i metaboliti nei liquidi biologici del paziente”. È molto difficile arrivare a una diagnosi certa di abuso legato alle ultime frontiere in fatto di droga. “E’ difficile avere dei kit di analisi standard – fa notare Adriano Masarin del Laboratorio di analisi chimico cliniche – perché il tipo di sostanza e la loro diffusione sono in costante evoluzione. Le molecole vengono modificate di continuo per non essere rintracciate”. Non un dettaglio da poco. Se viene a mancare l’identificazione, viene a mancare il fondamento su cui costruire un sistema condiviso per dimensionare il problema, studiarlo e proporre interventi efficaci. Un problema che ha importanti risvolti sociali. Nel lavoro condotto al Niguarda c’è un cenno anche agli incidenti stradali: sugli oltre 1.200 analizzati, nel 70% sono state ricercate sostanze e 792 conducenti di auto o motoveicoli ricoverati al trauma center risultavano positivi agli esami tossicologici. Quella delle nuove droghe è “una problematica che conosciamo solo parzialmente”, concordano gli esperti. Su più versanti si inseguono tracce della sua presenza, che affiora qua e là dai dati medici. Nella lista delle sostanze riferite al Centro antiveleni del Niguarda – considerando una platea di 377 casi – figura un 26,3% di n.i. (sostanze non identificate), ma anche farmaci da soli o in associazione e – accanto ai classici alcolici, cocaina, cannabis, eroina ed ecstasy – compaiono alcover, ketamina, allucinogeni, crack, smart drugs, catinoni, spice. La distribuzione dei casi rivela due picchi, il mercoledì e la domenica. Ma è solo una fotografia rimpicciolita della realtà. Ma scendendo verso il fondo lo scenario si allarga. I numeri si fanno più consistenti quando si passa agli utenti dei Sert – servizi a cui ci si rivolge per la prima volta verso i 34 anni, cioè almeno 10 anni dopo le prime forme di abuso – ma lo sono ancora di più quando si guarda alla popolazione reale. Ancora: la popolazione a rischio che fa uso o abusa di almeno una sostanza psicoattiva ha un’età media inferiore ai 24 anni. L’utenza in carico di quella fascia d’età è circa il 7%, pari a poco più del 2% della popolazione potenzialmente a rischio. Proprio dai racconti delle persone assistite nei Sert emergono storie di ragazzi che cominciano anche a 13 anni a fare le prime esperienze, per esempio con gli inalanti volatili.