“Con la lotta all’evasione ridurremo le tasse”. Padoan ripete la vecchia balla della sinistra

«Da un più efficace contrasto all’evasione e alle frodi derivano risorse per ridurre la tassazione sui fattori produttivi e sostenere la crescita». Così il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alla presentazione del rapporto annuale della Guardia di Finanza. «Ma il valore della lotta al sommerso va ben al di là dei risultati conseguiti perché genera un’emersione permanente attraverso l’ingresso nel circuito legale di attività produttive prima sconosciute», sottolinea ancora Padoan nel suo intervento alla Guardia di Finanza. «Anche sul versante del contenimento della spesa va sottolineato – aggiunge – l’ulteriore rafforzamento dell’azione di vigilanza sul corretto impiego delle risorse per evitare sprechi di denaro pubblico sia con riguardo al meccanismo degli appalti, sia con riferimento alla spesa sanitaria e agli incentivi a favore delle imprese».

Nel 2006 Visco prometteva come fa oggi Padoan

Quante volte si è formulata questa promessa? Per i governi di sinistra è stato un refrain ossessivo. Nel 2006 toccava al viceministro dell’Economia Visco. L’esponente Ds, prometteva «un emendamento per garantire che le maggiori entrate rispetto a quelle previste che arriveranno dalla lotta all’evasione, vengano utilizzate per una riduzione generalizzata delle tasse». Una posizione sposata dal compagno di partito e allora ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani.

Nel 2012 la promessa di Padoan formulata da Monti

«Il fisco sarà più leggero se tutti dichiarano il giusto». Così il 28 febbraio 2012 parlava il premier Mario Monti, riunendo una task force al dicastero in via XX settembre. «Nel 2011 abbiamo recuperato 12 miliardi di euro», annunciava Monti, ma il taglio delle tasse veniva rinviato per l’ennesima volta, con il solito tormentone: «Il recupero dell’evasione deve diventare uno strumento per migliorare l’efficienza del sistema economico in un quadro più equo». Ora l’annuncio è rinnovato da Padoan, ma sono le solite promesse da marinaio. O peggio, da ministro dell’Economia.