Italiani tra i meno connessi d’Europa: su internet solo per giochi e video

Il venticinquesimo posto per l’Italia nella classifica dell’economia e società digitale dell’Ue «non è accettabile». Lo sottolinea il vicepresidente della Commissione Europea per il Mercato Unico Digitale, Andrus Ansip, presentando i risultati del Digital Economy and Society Index, che confermano il ritardo accumulato dall’Italia nelle nuove tecnologie. Secondo l’indice dell’economia e della società digitali (Desi) della Commissione Europea, la Penisola si classifica 25esima su 28, con un punteggio di 0,42, sotto la media Ue che è di 0,52.

Italiani su internet: al terzultimo posto in Europa

Peggio del nostro Paese in Europa ci sono solo la Grecia, la Bulgaria e la Romania. I  Paesi più digitali sono scandinavi: la prima è la Danimarca; seconda la Finlandia, terza la Svezia, come lo scorso anno. Anche l’anno scorso l’Italia era 25esima.  Gli utenti italiani del Web sono attivi online molto meno della media Ue; in questa categoria, il Bel Paese arriva penultimo, 27esima su 28. Tra le varie attività online, gli italiani superano la media europea solo nell’utilizzo di musica, video e giochi, con una quota del 79%.

Italiani tra i meno interessati alle notizie su internet

L’Italia è sotto la media Ue per tutte le altre sottocategorie dell’uso di Internet: notizie (60% contro 70%), video on demand (15% contro 21%), videochiamate (34% contro 39%). Persino nei social network la media Ue è più alta: Italia 60%, Ue 63%. Per non parlare dell’online banking (42% contro 59%) e degli acquisti on line (41% contro 66%).

Internet, non è solo un problema di banda larga

Il problema dell’Italia è la base di partenza, inferiore a quella degli altri Paesi europei, e la velocità dei progressi che, anziché essere superiore a quella degli altri Stati in modo da consentire di ridurre il divario, è nella media, con il risultato che il differenziale permane. Per quanto riguarda la connettività, le criticità non riguardano la banda larga mobile, dove l’Italia è in linea con la media europea, quanto quella fissa, dove il ritardo è cospicuo, non per la copertura (al 99% a fronte del 98% dell’Ue), ma per l’utilizzo (55% delle famiglie contro il 74%).