Il Papa parla ai leader europei e ricorda la caduta del Muro di Berlino

Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano i capi di Stato e governo dei Paesi Ue alla vigilia della celebrazione per i 60 anni del Trattato di Roma e li ha invitati a lasciarsi provocare dallo spirito di servizio dei Padri fondatori nella ricerca del bene comune. “In un mondo che conosceva bene il dramma di muri e divisioni, era ben chiara l’importanza di lavorare per un’Europa unita e aperta e la comune volontà di adoperarsi per rimuovere quell’innaturale barriera che dal Mar Baltico all’Adriatico divideva il continente. Tanto si faticò per far cadere quel muro! – osserva il Papa ricordando la caduta del muro di Berlino -. Eppure oggi si è persa la memoria della fatica. Si è persa pure la consapevolezza del dramma di famiglie separate, della povertà e della miseria che quella divisione provocò”.

Bergoglio ha sostenuto che oggi c’è più che mai bisogno di tornare allo spirito “di solidarietà europea”  e ha evocato la giornata del 25 marzo 1957: “Fu una giornata carica di attese e di speranze, di entusiasmo e di trepidazione, e solo un evento eccezionale, per la portata e le conseguenze storiche, poteva renderla unica nella storia”.

Infine il Papa ha messo in guardia contro “i populismi” che  “fioriscono proprio dall’egoismo, che chiude in un cerchio ristretto e soffocante e che non consente di superare la limitatezza dei propri pensieri e ‘guardare oltre’. Occorre ricominciare a pensare in modo europeo, per scongiurare il pericolo opposto di una grigia uniformità, ovvero il trionfo dei particolarismi. Alla politica spetta tale leadership ideale, che eviti di far leva sulle emozioni per guadagnare consenso, ma piuttosto elabori, in uno spirito di solidarietà e sussidiarietà, politiche che facciano crescere tutta quanta l’Unione in uno sviluppo armonico”.