Il governo approva il reddito di inclusione: ma è solo l’ennesimo clamoroso bluff

Vi diranno che il governo ha approvato il reddito di povertà, detto anche reddito di inclusione, a scimmiottare la proposta dei grillini sul reddito di cittadinanza. Ma il nome non ha nessuna importanza perché anche stavolta c’è poco da festeggiare: i soldi non ci sono, e se anche ci fossero sarebbero per pochi, e se anche fossero per pochi sarebbero quelli vecchi, già esistenti e ricicciati. Un bluff che manco al tavolo riservato del privè del casinò di Montecarlo s’è mai visto. Leggere per credere.

Per il reddito di inclusione servirebbe una legge…

Oggi, in effetti, è arrivato il via libera definitivo del Senato al disegno di legge delega per il contrasto della povertà che introduce dunque il reddito di inclusione. Ma come tutti sanno, a dispetto dei titoli strombazzati dai siti on line, la legge delega è solo un’autorizzazione che il Parlamento fa al governo di legiferare su una determinata materia, dando delle indicazioni di massima e ponendo dei vincoli costituzionali. Fuffa. Peraltro, qui siamo al primo passaggio parlamentare, dopodiché l’esecutivo dovrà mettere mano ai decreti legislativi. I poveri italiani, poverini tutti i sensi, tra quanti anni vedranno i primi soldini?

Ma i soldi (anzi, le card…) basteranno per tutti?

Il ministro Poletti parla di “svolta storica”, ed è questo il principale indizio che ci porta a guardare con enorme scetticismo, nel solco dei grandi bluff renziani, anche questo provvedimento. Per il reddito di inclusione, nato come risposta al cavallo di battaglia del M5S,  prevede una dotazione di 1,6 miliardi, destinati, secondo quanto ha dichiarato il ministro Poletti, a 400mila famiglie meno abbienti con figli minori a carico, che tradotti in persone significa 1,77 milioni di persone: l’assegno dovrebbe aggirarsi intorno ai 480 euro mensili, forse sotto forma di carta prepagata. Peccato che gli italiani al di sotto della soglia di povertà. secondo l’Istat, siano un po’ di più: 1 milione e 582 mila famiglie residenti in Italia (circa il 6% del totale) , pari a 4 milioni e 598 mila individui, il 7,6% dell’intera popolazione. 

I soldi sono quelli di prima

In realtà il nuovo assegno Ria (Reddito inclusione attiva) è quello che già esisteva in molte Regioni, il “Sia” (Sostegno per l’inclusione attiva), solo un po’ più alto. C’è anche un piccolo particolare da non trascurare: il ministerò delle Finanze ha già fatto sapere che per questa manovrina sulla povertà servirebbero 16 miliardi annui necessari, una cifra “insostenibile” per le casse pubbliche. C’è poi da registrare il parere, in Commissione Lavoro, della senatrice grillina Catalfo, secondo cui “ tali misure costituiscano solo una rimodulazione di strumenti già esistenti, non un welfare più inclusivo ma solo uno spostamento di risorse da una platea all’altra”. Può bastare per vedere il bluff?