Il disco volante che spaventò Mussolini: nuove prove, tra miti e leggende (video)

Si narra che l’America temesse un attacco dei nazisti nel cuore di New York, come poi sarebbe avvenuto decine di anni dopo per mano dell’Isis, al punto da osservare il cielo alla ricerca di minacce anche da oggetti non identificati. Mussolini non c’entrava, ovviamente, ma secondo alcuni Hitler tramava nei suoi hangar… Eravamo nel dicembre del 1944 quando – in piena sindrome da attacco nucleare – il New York Times riportò la notizia di una “misteriosa sfera sospesa in aria” e pubblicò foto di oggetti non identificabili che sfrecciavano ad altissima velocità in Inghilterra. Ufo nazisti? Secondo l’articolo alcuni londinesi avevano visto questi dischi passare a volo radente sotto i ponti del Tamigi. Nacque lì la leggenda del “disco volante” dei nazisti, quando – secondo fonti non ufficiali e mai confermate – i tedeschi portarono a termine con successo il primo collaudo. Sul volo inaugurale furono scritti i resoconti più disparati: secondo alcuni, il velivolo aveva volato a oltre 2.000 km orari; secondo altri, aveva solo accennato al volo con un paio di balzi incerti. Secondo altri, e secondo la storiografia ufficiale, sarebbe una bufala o una leggenda metropolitana. Ma sui “dischi” di storie tra fantasia e leggenda ne circolano anche per il periodo fascista.

L’Ufo di Hitler che spaventava Mussolini….

Negli anni Trenta diversi Ufo sarebbero stati avvistati sulla nostra penisola e il Duce avrebbe addirittura voluto la creazione di un apposito istituto di ricerca e sorveglianza, il Gabinetto RS33, di cui avrebbe fatto parte perfino Guglielmo Marconi. Lo sostiene da anni il documentarista ufologo Roberto Pinotti ma senza supporti scientifici, a parte un dispaccio dell’agenzia Stefani di carattere «riservatissimo» di cui c’è traccia (figura a destra in alto).  In questi giorni  – racconta La Stampa  – lo stesso Pinotti, fondatore e segretario del Centro ufologico nazionale, nel convegno «Ufologia», sul Lago Maggiore, ad Arona, ha spiegato che i resti dell’Ufo caduto il 13 giugno del ’33 nel Varesotto, «che nei disegni viene descritto come un velivolo cilindrico, con una strozzatura poco prima del fondo, con oblò sulla fiancata, da cui uscivano luci bianche e rosse, furono portati nei capannoni della Siai-Marchetti a Vergiate, dove rimasero per 12 anni. Così come i corpi dei piloti, conservati in formalina, a lungo studiati. «Si sa che erano alti 1,80, avevano capelli e occhi chiari», dice Pinotti.  Secondo quanto riporta La Stampa nel convegno sarebbe emerso che il Duce credette alla tesi dell’Ufo nazista, «al punto che pensò che sarebbe stato opportuno allearsi con una potenza militare come quella della Germania nazista, capace di produrre un velivolo mai visto prima, piuttosto che averla come nemica». E quel disco caduto e ritrovato? Sarebbe stato preso e portato negli Sttai Uniti, negli anni ’50, forse nella famigerata Area 51.