I nostri salari? I più bassi d’Europa: in compenso aumentano i benefit. Ecco come

I professionisti italiani saranno anche i più sottopagati d’Europa ma almeno sono anche tra i più omaggiati di benefit e premi aziendali. O meglio, così sembrertebbe essere stando a quanto annunciato da una recente ricerca realizzata da Top Employers Institute, l’ente certificatore delle eccellenze aziendali in ambito di Human Resources: che nel linguaggio manageriale sta a indicare il personale che presta la propria attività lavorativa, ossia, quello che fino a poco fa si chiamava molto più semplicemente ma efficacemente, forza lavoro.

Benefit e premi aziendali: ecco le novità

Dunque, anche se cambiano i termini e le gestioni d’impresa, come tristemente resocontato in questi giorni, i salari invece non cambiano e non si aggiornano ai tempi, al potere d’acquisto della moneta in corso, alle necessità imposte dalla recessione e dalla pressione fiascale. Ma niente paura, almeno per i benefit i tempi cambiano: accanto a cellulare, computer e auto aziendale, ne arrivano di nuovi, pronti a raggiungere e superare le nuove frontiere dei fringe benefit (beneficio accessorio ndr) che guardano al benessere psicofisico, con un’attenzione spiccata alle soluzioni antistress e alla sostenibilità. Una tendenza d’avanguardia, subito captata dalle aziende più innovative, e rivelata dall’indagine anticipata poco fa, (e datata marzo 2017), presentata da Top Employers Institute, che ha esaminato non solo i benefici accessori più adottati dalle aziende, ma anche quelli maggiormente scelti e graditi dai dipendenti. E allora, dalla ricerca emerge che il 76% delle aziende si preoccupa del benessere psicofisico, dello stato di stress e dei carichi di lavoro dei propri dipendenti, tramite questionari mirati e domande specifiche inserite nelle consultazioni sondaggistiche periodiche, ma anche che il 71% propone e attua un’ampia serie di programmi di benessere, con varie opzioni a scelta del dipendente, che spaziano da programmi di fitness e iscrizioni in palestra, a corsi di yoga, massaggi, consulenze nutrizionali e sedute di counselling, accanto alle più tradizionali, ma sempre molto apprezzate, polizze integrative di assicurazione sanitaria.

Ma i salari restano sempre i più bassi d’Europa

E non è ancora tutto: sempre in base a quanto sottolineato dal report in oggetto, il 66% offre e attua corsi di gestione del tempo, per imparare a lavorare in maniera più efficace e con minore sforzo; il 66% provvede a un parcheggio aziendale, e talune aziende mettono a disposizione un servizio di bike sharing per il tragitto casa-lavoro. Non solo. Secondo la ricerca, il 59% delle aziende non solo concede, ma favorisce permessi speciali per attività di volontariato, mentre il 56% offre la possibilità di un intero anno sabbatico per motivi di studio, aggiornamento professionale, assistenza e cura parentale o anche per una pausa di riflessione personale, insomma, anche semplicemente per “staccare la spina” per poi rientrare più motivati e proattivi sul posto di lavoro. Il 41%, poi, provvede a contributi economici per l’accudimento dei figli e il 18% propone incontri e programmi per aiutare a smettere di fumare. Risultati che confermano il nuovo approccio aziendale ai fringe benefit: non più omologati e uguali per tutti, ma il più possibile personalizzati e calibrati sulle esigenze dei singoli dipendenti. E pensati anche in chiave competitiva in un’ottica di attrazione e fidelizzazione dei talenti che devono pur sempre incassare buste paga decisiamente inferiori ai loro omologhi di altri paesi europei: un sperequazioni rispetto alla quale non ci piò essere premio aziendale che tenga…