Fillon perde pezzi: in tanti chiedono il suo ritiro dalla campagna elettorale

Dal nostro corrispondente La battuta più efficace, quella che riprendendo una frase di Francois Fillon meglio riassume ladrammatica situazione in cui si trova la destra francese, è del sindaco di Reims, il deputato Arnaud Robinet: «Più che un omicidio politico, è un suicidio collettivo». Non a caso proprio Robinet ha promosso un appello dei sindaci a Fillon (dopo la decisione di candidarsi nonostante l’avviso di garanzia in arrivo) perché si ritiri dalla campagna presidenziale. Un’iniziativa alla quale avrebbe già aderito una dozzina di esponenti dei Républicains – in larga parte simpatizzanti dell’ex premier Alain Juppé – alla guida di cittamedio-grandi, si legge su “Il Sole 24 Ore“.

Fillon in grave difficoltà tra i Républicains

Intanto, al quartiergenerale di Fillon, le defezioni si moltiplicano. Ormai sembra una vera e propria fuga , anche un po’ disordinata, dalla nave che sta affondando. A lasciare la squadra sono molte figure di secondo piano, tuttavia indispensabili auna corretta gestione della campagna, ma anche alcuni pesi massimi del partito, tra cui il tesoriere Gilles Boyer. Ad andarsene sono in larga parte seguaci di Juppé, ma anche esponenti dell’area che fa riferimento all’ex presidente Nicolas Sarkozy. Oltre a quasi tutti i centristi. Nel frattempo il deputato Georges Fenech, frondista della prima ora, ha chiesto a tutti gli eletti della destra (parlamentari, sindaci, consiglieri provinciali e regionali) di inviare al Consiglio costituzionale delle firme di “sponsorizzazione” a favore di Juppé.

 Fuga da Fillon: si sgretola la destra gollista

Con l’obiettivo di raggiungere in pochi giorni un numero sufficiente a dimostrare che potrebbe essere lui il nuovo cavallo su cui puntare, l’uomo che può salvare la destra dal disastro. I tempi stringono: le firme, almeno 500, vanno depositate entro il 17 marzo. E Fillon, la cui residenza parigina è stata ieri perquisita su iniziativa dei giudici istruttori, è ormai a quota 740. Il problema è che tra i “frondisti” non c’è accordo sul cosiddetto “piano B”.I sostenitori di Sarkozy ritengono infatti che Juppé, troppo moderato, sarebbe la scelta sbagliata e spingerebbe molti militanti dei Républicains verso l’estrema destra di Marine Le Pen.